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Papa Benedetto XVI: la vera gioia non è frutto del divertirsi

Papa Benedetto XVI ha visitato oggi, terza domenica di Avvento, domenica "Gaudete", la parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone (Roma). In questa preparazione al Natale ricorda che "la vera gioia non è frutto del divertirsi, inteso nel senso etimologico della parola di-vertere".

Benedetto XVI ha visitato oggi, terza domenica di Avvento, domenica "Gaudete", la parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone, nella zona nord di Roma. Ai bambini venuti a salutare il Papa, Benedetto XVI augura un "buon Natale fin d'ora!", invitandoli a prepararsi alla nascita di Gesù "non solo con i doni, ma con il nostro cuore", anche perché l'Avvento, ricorda il Santo Padre nel corso dell'omelia, "è precisamente tempo di attesa, di speranza e di preparazione alla visita del Signore". Rievocando la figura di Giovanni Battista, "una voce nel deserto", spiega che anche "nel deserto delle grandi città di questo mondo" c'è ancora tanto bisogno "di voci che semplicemente ci annunciano: Dio c'è, è sempre vicino, anche se sembra assente' " perché "in questo mondo con tante tenebre, tante oscurità, tutti siamo chiamati ad essere testimoni della luce". "Questa è proprio la missione del tempo di Avvento: essere testimoni della luce, e possiamo esserlo solo se portiamo in noi la luce, se siamo non solo sicuri che la luce c'è, ma che abbiamo visto un po' di luce" insiste Benedetto XVI, sottolineando anche che per proseguire l'opera di evangelizzazione è necessario proporre "con chiarezza le verità della fede cristiana". "Siate, come dice san Pietro, pronti 'a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi' (1 Pt 3,15) - invita il Papa - vivete il linguaggio comprensibile a tutti dell'amore e della fraternità, ma senza dimenticare l'impegno di purificare e rafforzare la propria fede di fronte ai pericoli ed alle insidie che possono minacciarla in questi tempi. Superate i limiti dell'individualismo, della chiusura in se stessi, il fascino del relativismo, per cui si considera lecito ogni comportamento, l'attrazione che esercitano forme di sentimento religioso che sfruttano i bisogni e le aspirazioni più profonde dell'animo umano, proponendo prospettive di appagamento facili, ma illusorie. La fede è un dono di Dio, ma che vuole la nostra risposta, la decisione di seguire Cristo non solo quando guarisce e solleva, ma anche quando parla di amore fino al dono di se stessi". Benedetto XVI, rivolto poi ai giovani, ragazzi e ragazze della parrocchia di Santa Maria delle Grazie, ricorda: "L'oggi e il domani della storia e il futuro della fede sono affidati in modo particolare a voi che siete le nuove generazioni. La Chiesa si aspetta molto dal vostro entusiasmo, dalla vostra capacità di guardare avanti, di essere animati da ideali, e dal vostro desiderio di radicalità nelle scelte di vita. La Parrocchia vi accompagna e vorrei che sentiste anche il mio incoraggiamento". "La vigilanza del cuore, che il cristiano è chiamato ad esercitare sempre, nella vita di tutti i giorni, caratterizza in particolare questo tempo in cui ci prepariamo con gioia al mistero del Natale (cfr Prefazio dell'Avvento II)" spiega il Papa anche prima dell'Angelus, precisando che anche se "l'ambiente esterno propone i consueti messaggi di tipo commerciale, anche se forse in tono minore a causa della crisi economica, il cristiano è invitato a vivere l'Avvento senza lasciarsi distrarre dalle luci, ma sapendo dare il giusto valore alle cose, per fissare lo sguardo interiore su Cristo". "Se infatti - continua il Papa - perseveriamo 'vigilanti nella preghiera ed esultanti nella lode' (ibid.), i nostri occhi saranno in grado di riconoscere in Lui la vera luce del mondo, che viene a rischiarare le nostre tenebre". Benedetto XVI ricorda che "in particolare, la liturgia dell'odierna domenica, detta 'Gaudéte', ci invita alla gioia, ad una vigilanza non triste, ma lieta. 'Gaudete in Domino semper', scrive san Paolo: 'Gioite sempre nel Signore' (Fil 4,4)", sottolineando come "la vera gioia non è frutto del divertirsi, inteso nel senso etimologico della parola di-vertere, cioè esulare dagli impegni della vita e dalle sue responsabilità" perché "la vera gioia è legata a qualcosa di più profondo". "Certo - ammette il Papa - nei ritmi quotidiani, spesso frenetici, è importante trovare spazi di tempo per il riposo, per la distensione, ma la gioia vera è legata al rapporto con Dio. Chi ha incontrato Cristo nella propria vita, sperimenta nel cuore una serenità e una gioia che nessuno e nessuna situazione possono togliere", rammentando come "Sant'Agostino lo aveva compreso molto bene; nella sua ricerca della verità, della pace, della gioia, dopo aver cercato invano in molteplici cose conclude con la celebre espressione che il cuore dell'uomo è inquieto, non trova serenità e pace finché non riposa in Dio (cfr Le Confessioni, I,1,1)" perché "la vera gioia non è un semplice stato d'animo passeggero, né qualcosa che si raggiunge con i propri sforzi, ma è un dono, nasce dall'incontro con la persona viva di Gesù, dal fargli spazio in noi, dall'accogliere lo Spirito Santo che guida la nostra vita". Il primo pensiero e saluto di Benedetto XVI dopo l'Angelus è invece "riservato ai bambini di Roma, venuti per la tradizionale benedizione dei 'Bambinelli', organizzata dal Centro Oratori Romani", e ringraziando tutti il Santo Padre chiede: "Cari bambini, quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e Buon Natale!".

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