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Papa Benedetto XVI: la nuova evangelizzazione deve riparte da Dio

Papa Benedetto XVI interviene alla 64esima Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), riflettendo sul fatto che "la nuova evangelizzazione necessita di adulti che siano 'maturi nella fede e testimoni di umanità' ".

Intervenendo alla 64esima Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) in corso dal 21 al 25 maggio sul tema: "Gli adulti nella comunità: maturi nella fede e testimoni di umanità", il Santo Padre Benedetto XVI sottolinea come "la nuova evangelizzazione necessita di adulti che siano 'maturi nella fede e testimoni di umanità' " perché "la missione antica e nuova che ci sta innanzi è quella di introdurre gli uomini e le donne del nostro tempo alla relazione con Dio, aiutarli ad aprire la mente e il cuore a quel Dio che li cerca e vuole farsi loro vicino, guidarli a comprendere che compiere la sua volontà non è un limite alla libertà, ma è essere veramente liberi, realizzare il vero bene della vita. Dio è il garante, non il concorrente, della nostra felicità, e dove entra il Vangelo – e quindi l'amicizia di Cristo – l'uomo sperimenta di essere oggetto di un amore che purifica, riscalda e rinnova, e rende capaci di amare e di servire l'uomo con amore divino".
Papa Benedetto XVI spiega infatti di aver indetto l'Anno della Fede, che inizierà l'11 ottobre prossimo, "per conoscere in modo più profondo le verità che sono la linfa della nostra vita, per condurre l'uomo d'oggi, spesso distratto, ad un rinnovato incontro con Gesù Cristo 'via, vita e verità' ".
L'Anno della Fede coincide con il 50esimo anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II, ed è da lì che Papa Ratzginger intende ripartire, ricordando che il Beato Papa Giovanni XXIII affermò, nel suo discorso d'apertura , che "quel che più di tutto interessa il Concilio è che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace", impegnando i Padri a "trasmettere pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti" ma in modo nuovo, "secondo quanto è richiesto dai nostri tempi".
Benedetto XVI riflette quindi sul fatto che "la razionalità scientifica e la cultura tecnica, infatti, non soltanto tendono ad uniformare il mondo, ma spesso travalicano i rispettivi ambiti specifici, nella pretesa di delineare il perimetro delle certezze di ragione unicamente con il criterio empirico delle proprie conquiste. Così il potere delle capacità umane finisce per ritenersi la misura dell'agire, svincolato da ogni norma morale", sottolineando che "il patrimonio spirituale e morale in cui l'Occidente affonda le sue radici e che costituisce la sua linfa vitale, oggi non è più compreso nel suo valore profondo, al punto che più non se ne coglie l'istanza di verità - e avverte - Anche una terra feconda rischia così di diventare deserto inospitale e il buon seme di venire soffocato, calpestato e perduto".
Papa Ratzginger spiega per esempio che oggi "tanti battezzati hanno smarrito identità e appartenenza: non conoscono i contenuti essenziali della fede o pensano di poterla coltivare prescindendo dalla mediazione ecclesiale. E mentre molti guardano dubbiosi alle verità insegnate dalla Chiesa, altri riducono il Regno di Dio ad alcuni grandi valori, che hanno certamente a che vedere con il Vangelo, ma che non riguardano ancora il nucleo centrale della fede cristiana. Il Regno di Dio è dono che ci trascende". Il Santo Padre rammenta quindi le parole di Giovanni Paolo II , quando evidenziò che "il regno non è un concetto, una dottrina, un programma soggetto a libera elaborazione, ma è innanzi tutto una persona che ha il volto e il nome di Gesù di Nazareth, immagine del Dio invisibile".
Benedetto XVI spiega però che "purtroppo, è proprio Dio a restare escluso dall'orizzonte di tante persone; e quando non incontra indifferenza, chiusura o rifiuto, il discorso su Dio lo si vuole comunque relegato nell'ambito soggettivo, ridotto a un fatto intimo e privato, marginalizzato dalla coscienza pubblica. Passa da questo abbandono, da questa mancata apertura al Trascendente, il cuore della crisi che ferisce l'Europa, che è crisi spirituale e morale: l'uomo pretende di avere un'identità compiuta semplicemente in se stesso".
Il Papa rammenta quindi che per la nuova evangelizzazione "non bastano nuovi metodi di annuncio evangelico o di azione pastorale a far sì che la proposta cristiana possa incontrare maggiore accoglienza e condivisione", precisando che invece è essenziale ripartire da Dio, celebrato, professato e testimoniato, specificando che "in un tempo nel quale Dio è diventato per molti il grande Sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato, non ci sarà rilancio dell'azione missionaria senza il rinnovamento della qualità della nostra fede e della nostra preghiera; non saremo in grado di offrire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della Grazia; non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tornando noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio".
Il Santo Padre ricorda quindi come "Sant'Agostino, dopo un cammino di affannosa, ma sincera ricerca della Verità era finalmente giunto a trovarla in Dio. Allora si rese conto di un aspetto singolare che riempì di stupore e di gioia il suo cuore: capì che lungo tutto il suo cammino era la Verità che lo stava cercando e che l'aveva trovato", esortando quindi i vescovi della CEI a lasciarsi "trovare e afferrare da Dio, per aiutare ogni persona che incontriamo ad essere raggiunta dalla Verità" perché "è dalla relazione con Lui che nasce la nostra comunione e viene generata la comunità ecclesiale, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi per costituire l'unico Popolo di Dio".
Papa Ratzinger, e come prima di lui Papa Giovanni Paolo II, chiarisce quindi che "l'evangelizzazione del nuovo millennio deve riferirsi alla dottrina del Concilio Vaticano II".
Ritornando al tema dell'Assemblea, quindi, il Santo Padre riconosce che "l'attenzione al mondo degli adulti manifesta la consapevolezza" della CEI "del ruolo decisivo di quanti sono chiamati, nei diversi ambiti di vita, ad assumere una responsabilità educativa nei confronti delle nuove generazioni - esortando i vescovi - Vegliate e operate perché la comunità cristiana sappia formare persone adulte nella fede perché hanno incontrato Gesù Cristo, che è diventato il riferimento fondamentale della loro vita; persone che lo conoscono perché lo amano e lo amano perché l'hanno conosciuto; persone capaci di offrire ragioni solide e credibili di vita".
Infine, Papa Benedetto XVI precisa che "in questo cammino formativo è particolarmente importante – a vent'anni dalla sua pubblicazione – il Catechismo della Chiesa Cattolica , sussidio prezioso per una conoscenza organica e completa dei contenuti della fede e per guidare all'incontro con Cristo".
Papa Benedetto XVi ha chiuso la sua riflessione con una preghiera allo Spirito Santo:
Spirito di Vita, che in principio aleggiavi sull'abisso,
aiuta l'umanità del nostro tempo a comprendere
che l'esclusione di Dio la porta a smarrirsi nel deserto del mondo,
e che solo dove entra la fede fioriscono la dignità e la libertà
e la società tutta si edifica nella giustizia.
Spirito di Pentecoste, che fai della Chiesa un solo Corpo,
restituisci noi battezzati a un'autentica esperienza di comunione;
rendici segno vivo della presenza del Risorto nel mondo,
comunità di santi che vive nel servizio della carità.
Spirito Santo, che abiliti alla missione,
donaci di riconoscere che, anche nel nostro tempo,
tante persone sono in ricerca della verità sulla loro esistenza e sul mondo.
Rendici collaboratori della loro gioia con l'annuncio del Vangelo di Gesù Cristo,
chicco del frumento di Dio, che rende buono il terreno della vita e assicura l'abbondanza del raccolto.
Amen.

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