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Papa Benedetto XVI: "l'amore richiama e chiede eternità"

Papa Benedetto XVI all'Udienza Generale del mercoledì dedica la catechesi ai defunti e al timore degli uomini rispetto alla morte "che per noi cristiani è illuminata dalla Risurrezione di Cristo". Al termine auspica che il G-20 di Cannes "aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale".

Papa Benedetto XVI nell'Aula Paolo VI in occasione dell'Udienza Generale del mercoledì ha incontrato i fedeli giunti dall'Italia e da ogni parte del mondo. Sono giorni delicati per la comunità mondiale e il Santo Padre, dopo aver riassunto la sua catechesi in diverse lingue ha espresso questo invito ai potenti della terra: "Il 3 e il 4 novembre prossimi - domani e dopo domani - i Capi di Stato o di Governo del G-20 si riuniranno a Cannes, per esaminare le principali problematiche connesse con l'economia globale. Auspico che l'incontro aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale". La catechesi di Papa Benedetto XVI questo mercoledì verte sulla commemorazione dei defunti e sulla "sulla realtà della morte che - spiega il Papa - per noi cristiani è illuminata dalla Risurrezione di Cristo, e per rinnovare la nostra fede nella vita eterna". Osserva il Santo Padre: "perché proviamo timore davanti alla morte? Perché l'umanità, in una sua larga parte, mai si è rassegnata a credere che al di là di essa non vi sia semplicemente il nulla? Direi che le risposte sono molteplici: abbiamo timore davanti alla morte perché abbiamo paura del nulla, di questo partire verso qualcosa che non conosciamo, che ci è ignoto. E allora c'è in noi un senso di rifiuto perché non possiamo accettare che tutto ciò che di bello e di grande è stato realizzato durante un'intera esistenza, venga improvvisamente cancellato, cada nell'abisso del nulla. Soprattutto noi sentiamo che l'amore richiama e chiede eternità e non è possibile accettare che esso venga distrutto dalla morte in un solo momento". Per questo, riflette Benedetto XVI, solamente "chi può riconoscere una grande speranza nella morte, può anche vivere una vita a partire dalla speranza". "Se noi riduciamo l'uomo esclusivamente alla sua dimensione orizzontale - continua il Santo Padre -, a ciò che si può percepire empiricamente, la stessa vita perde il suo senso profondo. L'uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata. L'uomo è spiegabile solamente se c'è un Amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, in una totalità che trascenda anche lo spazio e il tempo. L'uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c'è Dio. E noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, è entrato nella nostra vita e ci dice: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno" (Gv 11,25-26)". La catechesi completa del Papa è sul sito della Santa Sede (http://is.gd/kRPrUt).

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