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Papa Benedetto XVI: fallita la previsione dell'Illuminismo

Papa Benedetto XVI alla "seconda lezione" della sua "quasi Scuola di Preghiera" incentra la meditazione sul senso religioso dell'uomo. E all'Udienza Generale di mercoledì chi aveva seguito con piacere la prima, rimane affascinato dalla seconda. A prescindere da fede e confessione religiosa.

Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale di mercoledì continua il suo nuovo ciclo di catechesi dedicato alla preghiera, o meglio all'arte di pregare. Questo nuovo ciclo di meditazioni è stato definito dallo stesso Papa, nella scorsa Udienza, "quasi una 'Scuola di Preghiera'" (Benedetto XVI inaugura "Scuola della preghiera" e incomincia da Zeus http://is.gd/58UtH8) ed effettivamente, a leggere la seconda "lezione" una scuola vera e propria lo sta diventando. Effettivamente a leggere la catechesi del Papa (in versione integrale sul sito vaticano http://is.gd/stB4QT) ci si trova, a prescindere dalla fede e dalla confessione religiosa, davanti ad un grande professore che, raramente, di questi tempi, si ha la fortuna di ascoltare. Il Santo Padre incentra la sua meditazione, come nella precedente "lezione" sul senso religioso dell'uomo. Un senso religioso innato e che non può essere sopito, spiega il Papa che, non a caso, rimarca il fallimento dell'Illuminismo, anche se con il solito garbo e mitezza. "Noi viviamo in un'epoca in cui sono evidenti i segni del secolarismo. Dio sembra sparito dall'orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti. Vediamo, però, allo stesso tempo, molti segni che ci indicano un risveglio del senso religioso, una riscoperta dell'importanza di Dio per la vita dell'uomo, un'esigenza di spiritualità, di superare una visione puramente orizzontale, materiale della vita umana." dice Benedetto XVI. Continua il Santo Padre: "Guardando alla storia recente, è fallita la previsione di chi, dall'epoca dell'Illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una ragione assoluta, staccata dalla fede, una ragione che avrebbe scacciato le tenebre dei dogmatismi religiosi e avrebbe dissolto il 'mondo del sacro', restituendo all'uomo la sua libertà, la sua dignità e la sua autonomia da Dio. L'esperienza del secolo scorso, con le due tragiche Guerre mondiali ha messo in crisi quel progresso che la ragione autonoma, l'uomo senza Dio sembrava poter garantire". I motivi del fallimento di ogni "decommissioning" della religione (e della religiosità) sono spiegati dal Papa in maniera molto semplice e convincente. "L'uomo è per sua natura religioso, è homo religiosus come è homo sapiens e homo faber" dice il Papa e spiega come "l'immagine del Creatore è impressa nel suo essere ed egli sente il bisogno di trovare una luce per dare risposta alle domande che riguardano il senso profondo della realtà; risposta che egli non può trovare in se stesso, nel progresso, nella scienza empirica. L'homo religiosus non emerge solo dai mondi antichi, egli attraversa tutta la storia dell'umanità. A questo proposito, il ricco terreno dell'esperienza umana ha visto sorgere svariate forme di religiosità, nel tentativo di rispondere al desiderio di pienezza e di felicità, al bisogno di salvezza, alla ricerca di senso. L'uomo 'digitale' come quello delle caverne, cerca nell'esperienza religiosa le vie per superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria avventura terrena. Del resto, la vita senza un orizzonte trascendente non avrebbe un senso compiuto e la felicità, alla quale tendiamo tutti, è proiettata spontaneamente verso il futuro, in un domani ancora da compiersi". E il Papa non a caso cita anche il filosofo Ludwig Wittgenstein che ricordava che "pregare significa sentire che il senso del mondo è fuori del mondo".

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