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Papa Benedetto XVI: "effatà, apriti"

Papa Benedetto XVI all'Angelus spiega l'"effatà, apriti" che, "piccola parola (...) riassume in sé tutta la missione di Cristo". Parola che è stata introdotta nel Rito del Battesimo.

Papa Benedetto XVI affacciato dal balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per la recita dell'Angelus ha introdotto la preghiera mariana con un commento al Vangelo della domenica (Mc 7,31-37). Il brano del Vangelo è quello in cui Gesù guarisce un sordomuto mentre attraversava una zona non giudaica tra Tiro e Sidone e la Galilea. Dice il Santo Padre: "Gli portarono un uomo sordomuto, perché lo guarisse – evidentemente la fama di Gesù si era diffusa fin là. Gesù lo prese in disparte, gli toccò le orecchie e la lingua e poi, guardando verso il cielo, con un profondo sospiro disse: «Effatà», che significa appunto: «Apriti»". Papa Benedetto XVI prima chiarisce "il significato storico, letterale di questa parola" e cioè che "quel sordomuto, grazie all'intervento di Gesù, «si aprì»; prima era chiuso, isolato, per lui era molto difficile comunicare; la guarigione fu per lui un'«apertura» agli altri e al mondo, un'apertura che, partendo dagli organi dell'udito e della parola, coinvolgeva tutta la sua persona e la sua vita: finalmente poteva comunicare e quindi relazionarsi in modo nuovo". Poi il Papa osserva che "la chiusura dell'uomo, il suo isolamento, non dipende solo dagli organi di senso". Spiega il Santo Padre: "C'è una chiusura interiore, che riguarda il nucleo profondo della persona, quello che la Bibbia chiama il «cuore». E' questo che Gesù è venuto ad «aprire», a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri. Ecco perché dicevo che questa piccola parola, «effatà – apriti», riassume in sé tutta la missione di Cristo. Egli si è fatto uomo perché l'uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, diventi capace di ascoltare la voce di Dio, la voce dell'Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell'amore, a comunicare con Dio e con gli altri". Papa Benedetto XVI ricorda quindi che "a parola e il gesto dell'«effatà» sono stati inseriti nel Rito del Battesimo, come uno dei segni che ne spiegano il significato: il sacerdote, toccando la bocca e le orecchie del neo-battezzato dice: «Effatà», pregando che possa presto ascoltare la Parola di Dio e professare la fede. Mediante il Battesimo, la persona umana inizia, per così dire, a «respirare» lo Spirito Santo, quello che Gesù aveva invocato dal Padre con quel profondo sospiro, per guarire il sordomuto".

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