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Papa Benedetto XVI e il "carpe diem" del cristiano

Papa Benedetto XVI nella meditazione prima dell'Angelus spiega il senso dell'"oggi" prendendo spunto dal Vangelo odierno. Da Origene a San Cirillo d'Alessandria fino ad arrivare ad Orazio, per cogliere "l'oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!".

Papa Benedetto XVI come di consueto si è affacciato dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini giunti in Piazza San Pietro. Il Santo Padre prima della recita della preghiera mariana ha brevemente commentato i brani della liturgia. Dice Papa Ratzinger: "La liturgia odierna ci presenta, uniti insieme, due brani distinti del Vangelo di Luca. Il primo (1,1-4) è il prologo, indirizzato ad un certo 'Teofilo'; poiché questo nome in greco significa 'amico di Dio', possiamo vedere in lui ogni credente che si apre a Dio e vuole conoscere il Vangelo. Il secondo brano (4,14-21), invece, ci presenta Gesù che «con la potenza dello Spirito» si reca di sabato nella sinagoga di Nazaret. Da buon osservante, il Signore non si sottrae al ritmo liturgico settimanale e si unisce all'assemblea dei suoi compaesani nella preghiera e nell'ascolto delle Scritture. Il rito prevede la lettura di un testo della Torah o dei Profeti, seguita da un commento". Papa Benedetto XVI continua: "Quel giorno Gesù si alzò a leggere e trovò un passo del profeta Isaia che inizia così: «Lo Spirito del Signore Dio è su di me, / perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; / mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri» (61,1-2). Commenta Origene: 'Non è un caso che egli abbia aperto il rotolo e trovato il capitolo della lettura che profetizza su di lui, ma anche questo fu opera della provvidenza di Dio' (Omelie sul Vangelo di Luca, 32, 3). Gesù infatti, terminata la lettura, in un silenzio carico di attenzione, disse: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete [ora] ascoltato» (Lc 4,21). San Cirillo d'Alessandria afferma che l''oggi', posto tra la prima e l'ultima venuta di Cristo, è legato alla capacità del credente di ascoltare e ravvedersi (cfr PG 69, 1241). Ma, in un senso ancora più radicale, è Gesù stesso 'l'oggi' della salvezza nella storia, perché porta a compimento la pienezza della redenzione. Il termine «oggi», molto caro a san Luca (cfr 19,9; 23,43), ci riporta al titolo cristologico preferito dallo stesso Evangelista, cioè «salvatore» (soter). Già nei racconti dell'infanzia, esso è presentato nelle parole dell'angelo ai pastori: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore» (Lc 2,11)". Il Santo Padre quindi sottolinea il significato "attuale" della parola "oggi": "Cari amici, questo brano interpella «oggi» anche noi. Anzitutto ci fa pensare al nostro modo di vivere la domenica: giorno del riposo e della famiglia, ma prima ancora giorno da dedicare al Signore, partecipando all'Eucaristia, nella quale ci nutriamo del Corpo e Sangue di Cristo e della sua Parola di vita. In secondo luogo, nel nostro tempo dispersivo e distratto, questo Vangelo ci invita ad interrogarci sulla nostra capacità di ascolto. Prima di poter parlare di Dio e con Dio, occorre ascoltarlo, e la liturgia della Chiesa è la 'scuola' di questo ascolto del Signore che ci parla. Infine, ci dice che ogni momento può divenire un «oggi» propizio per la nostra conversione. Ogni giorno (kathemeran) può diventare l'oggi salvifico, perché la salvezza è storia che continua per la Chiesa e per ciascun discepolo di Cristo". Papa Benedetto XVI quindi conclude le parole prima dell'Angelus con una felice sintesi: "Questo è il senso cristiano del «carpe diem»: cogli l'oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!".

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