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Papa Benedetto XVI: crisi economica chiede "coraggio della fraternità"

Papa Benedetto XVI incontra la Caritas e parla del "coraggio della fraternità" necessario nella "crisi economica globale" che è "un ulteriore segno dei tempi". Intanto la povertà "reale" nel Paese sale a 8,3 milioni di persone, mentre anche nell'Italia "virtuale" quella "2.0" anche il "Principe dei Poveri" viene emarginato.

La povertà ormai è ovunque. Lasciando perdere la povertà di spirito (attenzione, non "in spirito" http://is.gd/879BSJ) che non fa notare spesso quella "materiale", è innegabile come le nostre città siano "invase" da poveri più o meno "invisibili". Per chi ha ancora occhi per osservare, oltre la lunghezza focale del proprio smartphone, la situazione si presenta drammatica, con scene che non possono che far stringere il cuore. Si vedono vecchietti che frugano nei cassonetti dell'immondizia, padri in ginocchio che con cartelli chiedono l'elemosina per i propri figli, distinti signori che fermano i passanti chiedendo, con imbarazzo, qualche soldo per fare la spesa. E chi vive sull'orlo del baratro, invece di indignarsi, si accontenta del "balconcino" di pochi centimetri che lo separa dall'abisso alzando le spalle e "accontentandosi" di ciò che ancora possiede. In questo modo non è difficile guardare ad una società dei consumi che continua imperterrita a "consumarsi", dividendo famiglie, alimentando ipocrisie, facendo crescere l'egoismo. Diventa perfino normale vivere in un Paese dove i padri tolgono la pensione ai figli e i nonni il "ricambio generazionale" ai nipoti. In Italia, secondo un recente studio della Caritas, ci sono ormai 8,3 milioni di poveri (leggi "Poveri, Caritas: in Italia sono 8,3 milioni. E c'è anche un Principe" http://is.gd/dvNTWl) anche se in televisione ed in "politica" non si vedono. Caritas e povertà sono stati i temi ricordati anche da Papa Benedetto XVI alla Basilica Vaticana giovedì 24 novembre, in occasione dell'Incontro promosso dalla Caritas Italiana, in occasione del 40esimo anniversario di fondazione dell'organismo della Conferenza Episcopale Italiana. Per Papa Benedetto XVI: "Rispondere ai bisogni significa non solo dare il pane all'affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato, con lo sguardo di Gesù che sapeva vedere la realtà profonda delle persone che gli si accostavano". Il Santo Padre nella conclusione del suo intervento (qui in versione integrale http://is.gd/tdEPAm) ricorda quegli "elementi" che sono "causa" della povertà: "Spesso calamità naturali e guerre creano situazioni di emergenza. La crisi economica globale è un ulteriore segno dei tempi che chiede il coraggio della fraternità. Il divario tra nord e sud del mondo e la lesione della dignità umana di tante persone, richiamano ad una carità che sappia allargarsi a cerchi concentrici dai piccoli ai grandi sistemi economici. Il crescente disagio, l'indebolimento delle famiglie, l'incertezza della condizione giovanile indicano il rischio di un calo di speranza. L'umanità non necessita solo di benefattori, ma anche di persone umili e concrete che, come Gesù, sappiano mettersi al fianco dei fratelli condividendo un po' della loro fatica. In una parola, l'umanità cerca segni di speranza. La nostra fonte di speranza è nel Signore. Ed è per questo motivo che c'è bisogno della Caritas; non per delegarle il servizio di carità, ma perché sia un segno della carità di Cristo, un segno che porti speranza". Ma questo "coraggio della fraternità" che "stenta" a vedersi nel mondo reale, anche nel Mondo 2.0 si nota poco. Pare infatti che anche la comunità digitale emargini i poveri. Emblematica a questo proposito la frase di Antonio Trapani, il "Principe dei Poveri" di cui vi abbiamo già parlato (http://is.gd/dvNTWl). Nel suo blog "La voce dell'ingiustizia" (ilprincipedeipoveri.wordpress.com) scrive in un recente post: "Ringrazio tutti coloro che hanno le palle di pubblicare il mio dramma perché in questa condizione non ci sono solo io ma siamo in molti e nessuno ha le palle di aiutarci nel pubblicare la verità". E amaramente Antonio Trapani osserva ancora, in un altro post: "Alcuni giornali hanno il coraggio di pubblicare il mio dramma in cui mi vengono negati i miei diritti da 7 anni...gli altri non si degnano neanche ad osservare...solo per vendere non possono mettere questo dramma...". Il Principe dei Poveri conclude: "se ero un escort penso che avevo le prime pagine...".

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