le notizie che fanno testo, dal 2010

Papa Benedetto XVI alla vigilia di Assisi: "Gesù è il re degli anawim"

Papa Benedetto XVI all'Udienza Generale alla vigilia dell'appuntamento di Assisi, a venticinque anni dal primo storico incontro convocato dal Beato Giovanni Paolo II, riflette su Gesù "re degli anawim". Perché "il male si vince con il bene, con l'amore", dice Papa Ratzinger.

Papa Benedetto XVI all'Udienza Generale di mercoledì (che non si è svolta in Piazza San Pietro, a causa del maltempo, ma nell'Aula Paolo VI in Vaticano), ha presieduto una Celebrazione della Parola in preparazione alla Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo "Pellegrini della verità, pellegrini della pace", in programma per oggi, giovedì 27 ottobre, ad Assisi. Le parole del Papa durante l'omelia sono dedicate proprio a questa giornata, a venticinque anni dal primo storico incontro convocato dal Beato Giovanni Paolo II. Dice il Santo Padre: "Ho voluto dare a questa giornata il titolo 'Pellegrini della verità, pellegrini della pace', per significare l'impegno che vogliamo solennemente rinnovare, insieme con i membri di diverse religioni, e anche con uomini non credenti ma sinceramente in ricerca della verità, nella promozione del vero bene dell'umanità e nella costruzione della pace. Come ho già avuto modo di ricordare, 'Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio'". Durante l'omelia Papa Benedetto XVI colpisce per un passo molto suggestivo che commenta il brano del profeta Zaccaria, "un annuncio pieno di speranza e di luce" (cfr Zc 9,10). Riflette il Santo Padre: "L'annuncio del profeta Zaccaria dell'avvento di un re umile e mansueto tornò alla mente dei discepoli di Gesù in modo particolare dopo gli eventi della passione, morte e risurrezione, del Mistero pasquale, quando riandarono con gli occhi della fede a quel gioioso ingresso del Maestro nella Città Santa. Egli cavalca un asina, presa in prestito (cfr Mt 21,2-7): non è su di una ricca carrozza, non è a cavallo come i grandi. Non entra in Gerusalemme accompagnato da un potente esercito di carri e di cavalieri". Continua il Papa: "Egli è un re povero, il re di coloro che sono i poveri di Dio. Nel testo greco appare il termine praeîs, che significa i mansueti, i miti; Gesù è il re degli anawim, di coloro che hanno il cuore libero dalla brama di potere e di ricchezza materiale, dalla volontà e dalla ricerca di dominio sull'altro. Gesù è il re di quanti hanno quella libertà interiore che rende capaci di superare l'avidità, l'egoismo che c'è nel mondo, e sanno che Dio solo è la loro ricchezza. Gesù è re povero tra i poveri, mite tra quelli che vogliono essere miti. In questo modo Egli è re di pace, grazie alla potenza di Dio, che è la potenza del bene, la potenza dell'amore. E' un re che farà sparire i carri e i cavalli da battaglia, che spezzerà gli archi da guerra; un re che realizza la pace sulla Croce, congiungendo la terra e il cielo e gettando un ponte fraterno tra tutti gli uomini. La Croce è il nuovo arco di pace, segno e strumento di riconciliazione, di perdono, di comprensione, segno che l'amore è più forte di ogni violenza e di ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince con il bene, con l'amore". L'intera omelia di Papa Benedetto XVI si può leggere per intero sul sito della Santa Sede (http://is.gd/qkbyQG). A proposito del significato della parola "anawim" vale la pena segnalare un approfondimento estremamente interessante da parte di don Claudio Doglio. Nella sua preziosa pagina internet (http://is.gd/879BSJ) spiega infatti che "la parola ebraica adoperabile era anawim, un termine tecnico per indicare sì i poveri, ma un certo tipo di poveri: gli anawim sono i 'poveri di Dio', nel senso di persone con una particolare spiritualità, le persone che si fidano di Dio e si affidano a lui"; da qui pertanto l'espressione "poveri di spirito" che però è da intendersi come "poveri in spirito". Don Claudio Doglio in questa preziosa riflessione ricorda che "'poveri in spirito' indica una ben precisa specie di povertà, dove lo spirito determina la condizione, l'ambiente, il pensiero: non quelli che hanno poco pensiero, poco spirito, poca intelligenza, poca coscienza, ma quelli che sono 'poveri' e hanno la consapevolezza di esserlo. Dunque, l'atteggiamento che è messo in evidenza è proprio quello della consapevolezza della propria 'povertà'. Non è un discorso di tipo economico o sociale, non è una povertà determinata dal conto in banca o dalla condizione sociale, dal mestiere o da altre situazioni del genere: è una povertà 'in spirito', cioè il riconoscimento della propria povertà personale". Per maggiore chiarezza riportiamo un altro passo della pagina web di cui consigliamo un'attenta lettura (http://is.gd/879BSJ): "Il contrario di 'povero in spirito' non è semplicemente 'ricco in spirito', ma è superbo, presuntuoso, arrogante. Il contrario di questa povertà è il concetto di 'autarchia', è l'idea di chi pensa: io basto a me stesso, io faccio da solo, sono autosufficiente, non voglio darti a vedere di avere bisogno, non voglio dipendere. E' questo il contrario della 'povertà in spirito', mentre il concetto di anawim è quello di colui che, riconoscendo la propria povertà e debolezza, riconosce di dipendere da Dio".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: