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Papa Benedetto XVI a Loreto: "Dio libera la nostra libertà"

Papa Benedetto XVI a Loreto prende spunto per la sua omelia dalla Santa Casa, cioè dalla dimora terrena di Maria di Nazareth portata dai crociati sino a Loreto. Ed è Maria che "ci apre la porta della sua Casa, ci guida ad entrare nella volontà del suo Figlio".

Papa Benedetto XVI si è recato in visita a Loreto, nel 50° anniversario dello storico pellegrinaggio in treno di Papa Giovanni XXIII a Loreto ed Assisi (4 ottobre 1962) e per affidare all'intercessione della Vergine Maria i lavori del Sinodo dei Vescovi (La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, 7 - 28 ottobre 2012) e l'Anno della fede (11 ottobre 2012 - 24 novembre 2013). Il Santo Padre ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in onore della Beata Vergine Maria di Loreto. Durante l'omelia Papa Benedetto XVI ricorda come "il 4 ottobre del 1962, il Beato Giovanni XXIII venne in pellegrinaggio a questo Santuario per affidare alla Vergine Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II, che si sarebbe inaugurato una settimana dopo". Papa Ratzinger a distanza di cinquant'anni è a Loreto "per affidare alla Madre di Dio due importanti iniziative ecclesiali: l'Anno della fede, che avrà inizio tra una settimana, l'11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II, e l'Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, da me convocata nel mese di ottobre sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana».

A proposito dell'Anno della fede Papa Benedetto XVI coglie l'occasione di essere a Loreto come "opportunità di metterci alla scuola di Maria, di lei che è stata proclamata «beata» perché «ha creduto» (Lc 1,45)". A Loreto infatti è custodita la Santa Casa, ovvero ciò che resta della "dimora terrena di Maria a Nazaret". Questo documento storico eccezionale merita una piccola parentesi tratta dal sito del Santuario della Santa Casa di Loreto dove si spiega: "La dimora terrena di Maria a Nazaret era costituita da due parti: da una Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella basilica dell'Annunciazione a Nazaret, e da una camera in muratura antistante, composta da tre pareti di pietre poste a chiusura della grotta . Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina, le pareti in muratura della casa della Madonna furono trasportate "per ministero angelico", prima in Illiria (a Tersatto, nell'odierna Croazia) e poi nel territorio di Loreto (10 dicembre 1294). Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici a Nazaret e nel sottosuolo della Santa Casa (1962-65) e a studi filologici e iconografici, si va sempre più confermando l'ipotesi secondo cui le pietre della Santa Casa sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che regnava sull'Epiro. (...) Murate tra le pietre della Santa Casa sono state trovate cinque croci di stoffa rossa di crociati o, più probabilmente, di cavalieri di un ordine militare che nel medioevo difendevano i luoghi santi e le reliquie".

Papa Benedetto XVI
sottolinea un altro particolare confermato dagli scavi degli archeologi: "la Santa Casa di Loreto conserva un insegnamento importante. Come sappiamo, essa fu collocata sopra una strada. La cosa potrebbe apparire piuttosto strana: dal nostro punto di vista, infatti, la casa e la strada sembrano escludersi. In realtà, proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio singolare di questa Casa. Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un'abitazione aperta a tutti, che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi. Allora, qui a Loreto, troviamo una casa che ci fa rimanere, abitare, e che nello stesso tempo ci fa camminare, ci ricorda che siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un'altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna, la dimora di Dio con l'umanità redenta (cfr Ap 21,3)". "Maria, che è madre di Cristo è anche nostra madre - riflette ancora il Santo Padre -, ci apre la porta della sua Casa, ci guida ad entrare nella volontà del suo Figlio. E' la fede, allora, che ci dà una casa in questo mondo, che ci riunisce in un'unica famiglia e che ci rende tutti fratelli e sorelle. Contemplando Maria, dobbiamo domandarci se anche noi vogliamo essere aperti al Signore, se vogliamo offrire la nostra vita perché sia una dimora per Lui; oppure se abbiamo paura che la presenza del Signore possa essere un limite alla nostra libertà, e se vogliamo riservarci una parte della nostra vita, in modo che possa appartenere solo a noi. Ma è proprio Dio che libera la nostra libertà, la libera dalla chiusura in se stessa, dalla sete di potere, di possesso, di dominio, e la rende capace di aprirsi alla dimensione che la realizza in senso pieno: quella del dono di sé, dell'amore, che si fa servizio e condivisione".

Papa Benedetto XVI riflette quindi su Maria come "dimora" del Figlio di Dio: "Questo Santuario, costruito attorno alla sua casa terrena, custodisce la memoria del momento in cui l'Angelo del Signore venne da Maria con il grande annuncio dell'Incarnazione, ed ella diede la sua risposta. Questa umile abitazione è una testimonianza concreta e tangibile dell'avvenimento più grande della nostra storia: l'Incarnazione; il Verbo si è fatto carne, e Maria, la serva del Signore, è il canale privilegiato attraverso il quale Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14). Maria ha offerto la propria carne, ha messo tutta se stessa a disposizione della volontà di Dio, diventando «luogo» della sua presenza, «luogo» in cui dimora il Figlio di Dio". Papa Ratzinger sottolinea poi un aspetto importante del racconto evangelico dell'Annunciazione, "un aspetto che non finisce mai di stupirci" dice il Papa, ovvero "Dio domanda il «sì» dell'uomo, ha creato un interlocutore libero, chiede che la sua creatura Gli risponda con piena libertà".

Papa Benedetto si avvia alla conclusione dell'omelia citando San Bernardo di Chiaravalle che "in uno dei suoi Sermoni più celebri, quasi «rappresenta» l'attesa da parte di Dio e dell'umanità del «sì» di Maria, rivolgendosi a lei con una supplica: «L'angelo attende la tua risposta, perché è ormai tempo di ritornare a colui che lo ha inviato... O Signora, da' quella risposta, che la terra, che gli inferi, anzi, che i cieli attendono. Come il Re e Signore di tutti desiderava vedere la tua bellezza, così egli desidera ardentemente la tua risposta affermativa… Alzati, corri, apri! Alzati con la fede, affrettati con la tua offerta, apri con la tua adesione!» (In laudibus Virginis Matris, Hom. IV, 8: Opera omnia, Edit. Cisterc. 4, 1966, p. 53s). Dio chiede la libera adesione di Maria per diventare uomo. Certo, il «sì» della Vergine è frutto della Grazia divina. Ma la grazia non elimina la libertà, al contrario, la crea e la sostiene. La fede non toglie nulla alla creatura umana, ma ne permette la piena e definitiva realizzazione".

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