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Papa Benedetto XVI: "Gesù incarna Dio Pastore"

Papa Benedetto XVI medita prima dell'Angelus sul Vangelo della domenica, che vede Gesù di fronte alla folla "con uno sguardo per così dire 'pastorale'", come osserva il Santo Padre. Papa Ratzinger ricorda quanto "Dio è il Pastore dell'umanità" e che vuole "il bene, la felicità, la realizzazione" dei suoi figli.

Papa Benedetto XVI si è affacciato domenica dal balcone del cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l'Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini che erano presenti nel luogo dove il Santo Padre trascorre un periodo di vacanza ( vacanza relativa , naturalmente). Papa Benedetto medita sul Vangelo della domenica che questa volta vede Gesù di fronte alla folla che, incessantemente, lo segue: "La Parola di Dio di questa domenica ci ripropone un tema fondamentale e sempre affascinante della Bibbia: ci ricorda che Dio è il Pastore dell'umanità. Questo significa che Dio vuole per noi la vita, vuole guidarci a buoni pascoli, dove possiamo nutrirci e riposare; non vuole che ci perdiamo e che moriamo, ma che giungiamo alla meta del nostro cammino, che è proprio la pienezza della vita. E' quello che desidera ogni padre e ogni madre per i propri figli: il bene, la felicità, la realizzazione".
Osserva il Santo Padre: "Nel Vangelo di oggi Gesù si presenta come Pastore delle pecore perdute della casa d'Israele. Il suo sguardo sulla gente è uno sguardo per così dire 'pastorale'. Ad esempio, nel Vangelo di questa domenica, si dice che 'sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose' (Mc 6,34). Gesù incarna Dio Pastore col suo modo di predicare e con le sue opere, prendendosi cura dei malati e dei peccatori, di coloro che sono 'perduti' (cfr Lc 19,10), per riportarli al sicuro, nella misericordia del Padre".
Papa Benedetto XVI ricorda poi che tra le "pecore perdute" ve ne è una originaria del villaggio di Magdala "detta per questo Maddalena". Ricorda il Santo Padre: "Oggi ricorre la sua memoria liturgica nel calendario della Chiesa. Dice l'Evangelista Luca che da lei Gesù fece uscire sette demoni (cfr Lc 8,2), cioè la salvò da un totale asservimento al maligno. In che cosa consiste questa guarigione profonda che Dio opera mediante Gesù? Consiste in una pace vera, completa, frutto della riconciliazione della persona in se stessa e in tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri, con il mondo. In effetti, il maligno cerca sempre di rovinare l'opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l'uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionali, e anche tra l'uomo e il creato. Il maligno semina guerra; Dio crea pace. Anzi, come afferma san Paolo, Cristo 'è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne' (Ef 2,14). Per compiere questa opera di riconciliazione radicale Gesù, il Pastore Buono, ha dovuto diventare Agnello, 'l'Agnello di Dio … che toglie il peccato del mondo' (Gv 1,29)".

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