le notizie che fanno testo, dal 2010

Papa Benedetto XVI: "Dobbiamo esercitarci nella correzione fraterna"

Papa Benedetto XVI commentanto il Vangelo della domenica prima della recita dell'Angelus, si sofferma sulla "correzione fraterna" che non va vista come "una reazione all'offesa subita, ma è mossa dall'amore per il fratello". Anche perché è la "la preghiera concorde" che assicura la presenza del Signore.

Papa Benedetto XVI nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, prima di recitare l'Angelus come ogni domenica, ha commentato le parole del Vangelo. Le parole del Papa di questa domenica portano alla riflessione sulle incomprensioni che, anche in famiglia, tra fratelli, possono indurirsi fino a diventare dei muri invalicabili. Dice il Santo Padre: "Il testo del Vangelo, tratto dal capitolo 18esimo di Matteo, dedicato alla vita della comunità cristiana, ci dice che l'amore fraterno comporta anche un senso di responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all'offesa subita, ma è mossa dall'amore per il fratello. Commenta Sant'Agostino: "Colui che ti ha offeso, offendendoti, ha inferto a se stesso una grave ferita, e tu non ti curi della ferita di un tuo fratello? ... Tu devi dimenticare l'offesa che hai ricevuto, non la ferita di un tuo fratello". Papa Benedetto XVI continua la sua riflessione: "E se il fratello non mi ascolta? Gesù nel Vangelo odierno indica una gradualità: prima tornare a parlargli con altre due o tre persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge ancora l'osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire il distacco che lui stesso ha provocato, separandosi dalla comunione della Chiesa. Tutto questo indica che c'è una corresponsabilità nel cammino della vita cristiana: ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio". Il Santo Padre poi ricorda le parole di Gesù che promettono la "concessione" da parte di Dio delle preghiere "comunitarie", anche se la "comunità" è esigua: "Un altro frutto della carità nella comunità è la preghiera concorde. Dice Gesù: 'Se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro'. La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se molto piccola – è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d'amore. Dice Origene che 'dobbiamo esercitarci in questa sinfonia', cioè in questa concordia all'interno della comunità cristiana". L'intera introduzione all'Angelus del Papa è disponibile sul sito della Santa Sede (http://is.gd/PHO8So).

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: