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Papa Benedetto: "Noi esistiamo, fin dall'eternità nella mente di Dio"

In occasione dell'"Anno della fede" Papa Benedetto XVI continua il ciclo di catechesi dedicato al tema. La "fede è un 'cambiamento di mentalità'" spiega il Santo Padre, illustrando il "disegno di benevolenza" di Dio che è, semplicemente e insondabilmente, Amore.

Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale del 5 dicembre ha continuato il ciclo di catechesi dedicato all'Anno della fede. Il Santo Padre comincia la sua riflessione dalle parole di San Paolo per illustrare il disegno di benevolenza di Dio per l'umanità: "all'inizio della sua Lettera ai cristiani di Efeso (cfr 1, 3-14), l'apostolo Paolo eleva una preghiera di benedizione a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci introduce a vivere il tempo di Avvento, nel contesto dell'Anno della fede. Tema di questo inno di lode è il progetto di Dio nei confronti dell'uomo, definito con termini pieni di gioia, di stupore e di ringraziamento, come un 'disegno di benevolenza' (v. 9), di misericordia e di amore". "Perché l'Apostolo eleva a Dio, dal profondo del suo cuore, questa benedizione? - si chiede il Papa nella sua riflessione - Perché guarda al suo agire nella storia della salvezza, culminato nell'incarnazione, morte e risurrezione di Gesù, e contempla come il Padre celeste ci abbia scelti prima ancora della creazione del mondo, per essere suoi figli adottivi, nel suo Figlio Unigenito, Gesù Cristo (cfr Rm 8,14s.; Gal 4,4s.). Noi esistiamo, fin dall'eternità nella mente di Dio, in un grande progetto che Dio ha custodito in se stesso e che ha deciso di attuare e di rivelare «nella pienezza dei tempi» (cfr Ef 1,10)". Il Santo Padre continua nel raffinare la spiegazione dipanando le parole di San Paolo: "In Lui, quindi, noi esistiamo, per così dire, già da sempre. Dio ci contempla in Cristo, come figli adottivi. Il 'disegno di benevolenza' di Dio, che viene qualificato dall'Apostolo anche come 'disegno di amore' (Ef 1,5), è definito 'il mistero' della volontà divina (v. 9), nascosto e ora manifestato nella Persona e nell'opera di Cristo. L'iniziativa divina precede ogni risposta umana: è un dono gratuito del suo amore che ci avvolge e ci trasforma". Un dono d' amore, quindi, tanto enorme ed insondabile, da essere incomprensibile e "misterioso" per il cuore e l'intelligenza umana, soprattutto perché totalmente gratuito e misericordioso. Papa Benedetto XVI si chiede allora: "Ma qual è lo scopo ultimo di questo disegno misterioso? Qual è il centro della volontà di Dio? E' quello – ci dice san Paolo – di «ricondurre a Cristo, unico capo, tutte le cose» (v. 10)". Il Santo Padre sottolinea come l'Apostolo Paolo "parla più precisamente di ricapitolazione dell'universo in Cristo, e ciò significa che nel grande disegno della creazione e della storia, Cristo si leva come centro dell'intero cammino del mondo, asse portante di tutto, che attira a Sé l'intera realtà, per superare la dispersione e il limite e condurre tutto alla pienezza voluta da Dio (cfr Ef 1,23)". Ma il progetto d'amore non sarebbe completo senza essere "donato". Osserva Papa Benedetto XVI: "'Questo "disegno di benevolenza' non è rimasto, per così dire, nel silenzio di Dio, nell'altezza del suo Cielo, ma Egli lo ha fatto conoscere entrando in relazione con l'uomo, al quale non ha rivelato solo qualcosa, ma Se stesso. Egli non ha comunicato semplicemente un insieme di verità, ma si è auto-comunicato a noi, fino ad essere uno di noi, ad incarnarsi". Papa Ratzinger nella catechesi del 5 dicembre, disponibile integralmente sul sito della Santa Sede , cita quindi san Giovanni Crisostomo "in una celebre pagina a commento dell'inizio della Lettera agli Efesini" che "invita a gustare tutta la bellezza di questo 'disegno di benevolenza' di Dio rivelato in Cristo, con queste parole: «Che cosa ti manca? Sei divenuto immortale, sei divenuto libero, sei divenuto figlio, sei divenuto giusto, sei divenuto fratello, sei divenuto coerede, con Cristo regni, con Cristo sei glorificato. Tutto ci è stato donato e – come sta scritto – 'come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?' (Rm 8,32). La tua primizia (cfr 1 Cor 15,20.23) è adorata dagli angeli (...): che cosa ti manca?» (PG 62,11)". Riflette il Santo Padre: "Questa comunione in Cristo per opera dello Spirito Santo, offerta da Dio a tutti gli uomini con la luce della Rivelazione, non è qualcosa che viene a sovrapporsi alla nostra umanità, ma è il compimento delle aspirazioni più profonde, di quel desiderio dell'infinito e di pienezza che alberga nell'intimo dell'essere umano, e lo apre ad una felicità non momentanea e limitata, ma eterna". Papa Benedetto conclude il ragionamento: "In questa prospettiva, che cos'è dunque l'atto della fede? E' la risposta dell'uomo alla Rivelazione di Dio, che si fa conoscere, che manifesta il suo disegno di benevolenza; è, per usare un'espressione agostiniana, lasciarsi afferrare dalla Verità che è Dio, una Verità che è Amore. Per questo san Paolo sottolinea come a Dio, che ha rivelato il suo mistero, si debba «l'obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr 1,5; 2 Cor 10, 5-6), l'atteggiamento con il quale «l'uomo liberamente si abbandona tutto a Lui, prestando la piena adesione dell'intelletto e della volontà a Dio che rivela e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli da» (Cost dogm. Dei Verbum, 5)". "Tutto questo porta ad un cambiamento fondamentale del modo di rapportarsi con l'intera realtà - riflette ancora il Papa -; tutto appare in una nuova luce, si tratta quindi di una vera 'conversione', fede è un 'cambiamento di mentalità', perché il Dio che si è rivelato in Cristo e ha fatto conoscere il suo disegno di amore, ci afferra, ci attira a Sé, diventa il senso che sostiene la vita, la roccia su cui essa può trovare stabilità". Papa Benedetto XVI conclude la sua catechesi: "Cari amici, l'Avvento, il tempo liturgico che abbiamo appena iniziato e che ci prepara al Santo Natale, ci pone di fronte al luminoso mistero della venuta del Figlio di Dio, al grande 'disegno di benevolenza' con il quale Egli vuole attirarci a Sé, per farci vivere in piena comunione di gioia e di pace con Lui. L'Avvento ci invita ancora una volta, in mezzo a tante difficoltà, a rinnovare la certezza che Dio è presente: Egli è entrato nel mondo, facendosi uomo come noi, per portare a pienezza il suo piano di amore. E Dio chiede che anche noi diventiamo segno della sua azione nel mondo. Attraverso la nostra fede, la nostra speranza, la nostra carità, Egli vuole entrare nel mondo sempre di nuovo e vuol sempre di nuovo far risplendere la sua luce nella nostra notte".

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