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Messico, Papa: abbandonare fede superficiale, abitudinaria, incoerente

Papa Benedetto XVI, nel corso della Santa Messa celebrata in Messico, invita a resistere "alla tentazione di una fede superficiale e abitudinaria". Il 26 marzo il Santo Padre giungerà invece a Cuba.

Erano più di mezzo milione di persone ad assistere, nel Parco del Bicentenario a León, alla Santa Messa celebrata da Papa Benedetto XVI, nella sua terza giornata del viaggio suo apostolico in Messico.
Il suo Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, visitò il Messico per ben 5 volte, e ora i messicani sono felici di poter conoscere direttamente anche Benedetto XVI che ha portato "messaggi di pace, di concordia", come sottolinea Hans Valluit, intervistato dall'inviato di Radio vatica Giancarlo La Vella (http://is.gd/smesex).
Positivo "per un Paese che in questo momento si trova in una situazione difficile, a causa del narcotraffico, della violenza", come specifica Hans Valluit, è quindi l'appello lanciato dal Santo Padre "a porre fine alla criminalità", evidenziando poi "l'aspetto nuovo" di questa visita, se confrontata a quella di Giovanni Paolo II, e cioè che Benedetto XVI "è un teologo, un uomo di grande sapienza" e per questo, conclude convinto il fedele "il suo messaggio arriverà a tutti".
Nel corso dell'omelia (http://is.gd/8sf5gc) il Pontefice spiega infatti prima di tutto che l'invocazione "Crea in me, Signore, un cuore puro" (Sal 50,12)" recitata nel Salmo responsoriale di questa V Domenica di Quaresima "ci aiuta a guardare nel profondo del cuore umano, specialmente nei momenti che uniscono dolore e speranza, come quelli che attraversa attualmente il popolo messicano ed anche altri popoli dell'America Latina".
Ma ricorda anche il suo Predecessore, il beato Papa Giovanni Paolo II che non ha mai potuto, nonostante l'abbia sempre desiderato "ardentemente" visitare il monumento a Cristo Re, in cima la 'Cubilete, nonostante i suoi viaggi in "questa cara terra", come la chiama Papa Ratzinger.
"Sicuramente oggi si rallegrerà dal cielo che il Signore mi abbia concesso la grazia di poter stare ora con voi, così come avrà benedetto i tanti milioni di messicani che hanno voluto venerare, recentemente, le sue reliquie in tutti gli angoli del Paese" continua Papa Benedetto XVI durante l'omelia, spiegando: "In questo monumento si rappresenta Cristo Re. Ma le corone che lo accompagnano, una da sovrano ed un'altra di spine, indicano che la sua regalità non è come molti la intesero e la intendono. Il suo regno non consiste nel potere dei suoi eserciti per sottomettere gli altri con la forza o la violenza. Si fonda su un potere più grande, che conquista i cuori: l'amore di Dio che Egli ha portato al mondo col suo sacrificio e la verità, di cui ha dato testimonianza. Questa è la sua signoria che nessuno gli potrà togliere e che nessuno deve dimenticare. Per questo è giusto che, innanzitutto, questo santuario sia un luogo di pellegrinaggio, di preghiera fervente, di conversione, di riconciliazione, di ricerca della verità e accoglienza della grazia. A Lui, a Cristo, chiediamo che regni nei nostri cuori, rendendoli puri, docili, pieni di speranza e coraggiosi nella loro umiltà".
Il Santo Padre invita quindi i fedeli a chiedere "a Cristo un cuore puro, dove egli possa abitare come Principe della pace, 'grazie al potere di Dio, che è il potere del bene, il potere dell'amore' ".
Il Pontefice poi ricorda come "in Aparecida, i Vescovi dell'America Latina e dei Caraibi hanno colto con lungimiranza la necessità di confermare, rinnovare e rivitalizzare la novità del Vangelo, radicata nella storia di queste terre 'dall'incontro personale e comunitario con Gesù Cristo che susciti discepoli e missionari' (Documento conclusivo, 11)" evidenziando quindi che "la Misión Continental che si sta portando avanti, diocesi per diocesi, in questo Continente, ha precisamente l'obiettivo di far arrivare questa convinzione a tutti i cristiani e alle comunità ecclesiali, affinché resistano alla tentazione di una fede superficiale e abitudinaria, a volte frammentaria ed incoerente. Anche qui si deve superare la stanchezza della fede e recuperare 'la gioia di essere cristiani, l'essere sostenuti dalla felicità interiore di conoscere Cristo e di appartenere alla sua Chiesa. Da questa gioia nascono anche le energie per servire Cristo nelle situazioni opprimenti di sofferenza umana, per mettersi a sua disposizione, senza ripiegarsi sul proprio benessere' (Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2011 http://is.gd/gwK6DN)".
Papa Benedetto XVI rammenta quindi che la convocazione dell'Anno della fede http://is.gd/mHgqjw (che avrà inizio l'11 ottobre 2012 in occasione del 50esimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II) "è un invito ad un'autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo" perché "la fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia (Lett. ap. Porta fidei, 11 ottobre 2011, 6.7 http://is.gd/eVlcJm)".
Un ulteriore richiamo del Papa affinché i fedeli non si abbandonino ad una "fede superficiale e abitudinaria" ma siano promotori di una nuova evangelizzazione arriva nel corso dell'Angelus (http://is.gd/wOi4J8) recitato con gli occhi rivolti "spiritualmente fino al colle del Tepeyac, al luogo dove la Madre di Dio, sotto il titolo di 'la sempre vergine santa Maria di Guadalupe' è onorata con fervore da secoli, quale segno di riconciliazione e della infinita bontà di Dio per il mondo" Il Papa infatti invita a non dimenticare che "la vera devozione alla Vergine Maria ci avvicina sempre a Gesù, e 'non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa qual vaga credulità, ma procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù' (Lumen gentium, 67 http://is.gd/1307oP).
Il Santo Padre affida quindi "ciascuno dei suoi figli alla Stella della prima e della nuova evangelizzazione, che ha animato con il suo amore materno la storia cristiana di queste terre, dando caratteristiche particolari ai grandi avvenimenti della loro storia, alle loro iniziative comunitarie e sociali, alla vita familiare, alla devozione personale e alla Misiòn continental che ora si sta svolgendo in queste nobili terre".
Il 26 marzo Papa Benedetto XVI lascierà il Messico (nella serata ore italiana) per giungere a Cuba, in occasione del 400esimo anniversario del rinvenimento della statuetta della Virgen de la Caridad del Cobre, proclamata patrona di Cuba nel 1916 da Papa Benedetto XV mentre tale designazione venne officiata ufficialmente nel 1998 da Papa Giovanni Paolo II nel corso del suo storico viaggio sull'isola caraibica, quando contraccambiò la visita che Fidel Castro fece due anni prima in Vaticano.
In occasione della visita di Giovanni Paolo II a Cuba, Fidel Castro liberò 106 detenuti, che comparivano in una lista di 260 nomi consegnata al leader Maximo (che ricevette il Pontefice in giacca e cravatta e non in divisa militare) dal segretario vaticano Angelo Sodano.
Anche in occasione della visita di Papa Benedetto XVI Raul Castro, che ha ereditato i poteri dal fratello, ha varato un indulto e liberato alcuni prigionieri politici, dietro richiesta del Cardinale Jaime Ortega y Alamino, arcivescovo dell'Avana che "ha agito non certo per calcolo politico ma per coscienza di pastore cristiano" come precisa il prof. Antonio Maria Baggio (http://is.gd/yBknKD), docente di Filosofia politica presso l'Istituto universitario 'Sophia di Loppiano intervistato dall'inviato di Radio Vaticana Luca Collodi.
"Ha chiesto la liberazione dei prigionieri politici perché questo è ciò che chiede la fede: il rispetto dei diritti umani - spiega il prof. Baggio - Quindi, diciamo che la Chiesa ha agito non per assecondare un regime, ma in base alla propria missione. Questo però ha messo anche il governo cubano nelle condizioni di poter fare una cosa buona e speriamo che sia l'inizio di un percorso lungo il quale, in collaborazione, si possa servire sempre meglio la realtà del popolo di Cuba".

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