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Fidel Castro chiede a Papa Benedetto XVI dei libri, su fede e ragione

Papa Benedetto XVI saluta Cuba, ma prima incontra Fidel Castro, con cui scherza sull'età e parla del rapporto tra fede e ragione, dopo che da Plaza de la Revolucion invita alla libertà religiosa.

E' ormai giunto al termine il 23esimo viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI, che ha visitato prima il Messico e poi Cuba. Alle ore 23:30 ora italiana del 28 marzo il Santo Padre ha salutato, dall'Aeroporto José Martí de L'Avana, l'isola caraibica e i cubani, che da oggi cominceranno un nuovo percorso verso quella "verità che li renderà liberi", come ha annunciato il Pontefice nel corso dell'omelia durante la Santa Messa celebrata a Plaza de la Revolución.
Ai giornalisti che hanno volato con Papa Ratzinger dall'Italia al Messico, il Santo Padre sottolineava già chiaramente come oggi è evidente più che mai che "l'ideologia marxista com'era concepita, non risponde più alla realtà" perché "così non si può più rispondere e costruire un società", spiegando che al suo posto "devono essere trovati nuovi modelli, con pazienza e in modo costruttivo" e che "in questo processo, che esige pazienza ma anche decisione" la Chiesa vuole "aiutare in spirito di dialogo, per evitare traumi e per aiutare il cammino verso una società fraterna e giusta come la desideriamo per tutto il mondo".
E da Plaza de la Revolución Papa Benedetto XVI sembra continuare tale discorso che non si è mai interrotto in questi giorni di viaggio apostolico, invitando i cubani a continuare a cercare "la verità anelito dell'essere umano", ricordando che "cercarla suppone sempre un esercizio di autentica libertà".
"Molti, tuttavia, preferiscono le scorciatoie e cercano di evitare questo compito" sottolinea il Papa, rammentando come Ponzio Pilato ironizzava "sulla possibilità di poter conoscere la verità (cfr Gv 18,38) proclamando l'incapacità dell'uomo di raggiungerla o negando che esista una verità per tutti".
Il Santo Padre precisa però che "questo atteggiamento, come nel caso dello scetticismo e del relativismo, produce un cambiamento nel cuore, rendendo freddi, vacillanti, distanti dagli altri e rinchiusi in se stessi", aggiungendo come d'altra parte ci sono anche altri che "interpretano male questa ricerca della verità, portandoli all'irrazionalità e al fanatismo, per cui si rinchiudono nella 'loro verità' e cercano di imporla agli altri".
"Fede e ragione sono necessarie e complementari nella ricerca della verità" insiste Benedetto XVI, perché "Dio ha creato l'uomo con un'innata vocazione alla verità e per questo lo ha dotato di ragione - spiegando - Certamente non è l'irrazionalità, ma l'ansia della verità quello che promuove la fede cristiana. Ogni essere umano deve scrutare la verità ed optare per essa quando la trova, anche a rischio di affrontare sacrifici".
"La verità sull'uomo è un presupposto ineludibile per raggiungere la libertà - continua il Santo Padre ad una gremita Plaza de la Revolución - perché in essa scopriamo i fondamenti di un'etica con la quale tutti possono confrontarsi e che contiene formulazioni chiare e precise sulla vita e la morte, i doveri ed i diritti, il matrimonio, la famiglia e la società, in definitiva, sulla dignità inviolabile dell'essere umano. Questo patrimonio etico è quello che può avvicinare tutte le culture, i popoli e le religioni, le autorità e i cittadini, e i cittadini tra loro, e i credenti in Cristo con coloro che non credono in Lui".
Il Pontefice spiega quindi che "il Cristianesimo, ponendo in risalto i valori che sostengono l'etica, non impone, ma propone l'invito di Cristo a conoscere la verità che rende liberi" sottolineando che "il credente è chiamato a rivolgerlo ai suoi contemporanei, come lo fece il Signore, anche davanti all'oscuro presagio del rifiuto e della Croce", ed esortando quindi "a seguire Gesù Cristo" perché "in Lui troviamo la verità su Dio e sull'uomo. Egli ci aiuta a sconfiggere i nostri egoismi, ad uscire dalle nostre ambizioni e a vincere ciò che ci opprime" ricordando che "colui che opera il male, colui che commette peccato, è schiavo del peccato e non raggiungerà mai la libertà (cfr Gv 8,34)" e che "solo rinunciando all'odio e al nostro cuore indurito e cieco, saremo liberi, ed una nuova vita germoglierà in noi".
E poiché "la Chiesa vive per rendere partecipi gli altri dell'unica cosa che possiede, e che non è altro che Cristo stesso, speranza della gloria (cfr Col 1,27)" Papa Benedetto XVI non manca di sottolineare che quindi "per poter svolgere questo compito, essa deve contare sull'essenziale libertà religiosa, che consiste nel poter proclamare e celebrare anche pubblicamente la fede, portando il messaggio di amore, di riconciliazione e di pace, che Gesù portò al mondo".
Il Santo Padre riconosce "con gioia che sono stati fatti passi in Cuba affinché la Chiesa compia la sua ineludibile missione di annunciare pubblicamente ed apertamente la sua fede" ma precisa anche che "è necessario proseguire" tanto da "incoraggiare le autorità governative della Nazione a rafforzare quanto già raggiunto ed a proseguire in questo cammino di genuino servizio al bene comune di tutta la società cubana".
Papa Ratzinger spiega infatti che "il diritto alla libertà religiosa, sia nella sua dimensione individuale sia in quella comunitaria, manifesta l'unità della persona umana che è, nel medesimo tempo, cittadino e credente. Legittima anche che i credenti offrano un contributo all'edificazione della società. Il suo rafforzamento consolida la convivenza, alimenta la speranza in un mondo migliore, crea condizioni propizie per la pace e per lo sviluppo armonioso e, contemporaneamente, stabilisce basi solide sulle quali assicurare i diritti delle generazioni future", precisando infine che "quando la Chiesa mette in risalto questo diritto, non sta reclamando alcun privilegio. Pretende solo di essere fedele al mandato del suo divino Fondatore, cosciente che dove Cristo si rende presente, l'uomo cresce in umanità e trova la sua consistenza".
"Cuba ed il mondo hanno bisogno di cambiamenti - conclude l'omelia da Plaza de la Revolución - ma questi ci saranno solo se ognuno è nella condizione di interrogarsi sulla verità e si decide a intraprendere il cammino dell'amore, seminando riconciliazione e fraternità". E chissà se Fidel Castro, che ha incontrato Papa Benedetto XVI come nel 1998 incontrò il suo Predecessore, Giovanni Paolo II, comincerà ad interrogarsi su questa "verità che rende liberi" leggendo i libri che il Pontefice gli invierà prossimamente.
"Ho deciso di chiedere qualche minuto del suo tempo molto impegnato quando ho sentito dal nostro cancelliere Bruno Rodriguez che egli avrebbe gradito questo modesto e sincero contatto" anticipava in una nota il Lider Maximo, che in un colloquio durato circa una mezz'ora presso la nunziatura a L'Avana, dopo la Messa in Piazza della Rivoluzione ha scherzato con Papa Benedetto XVI sull'età ma ha posto anche alcune domande sulla Chiesa.
Fidel Castro ha infatti chiesto al Santo Padre riguardo i cambiamenti nella liturgia della Chiesa e sul ruolo del Pontefice e Benedetto XVI ha risposto quindi parlandogli del servizio alla Chiesa universale, come degli incontri con i popoli. Fidel Castro, infine, come riporta Radio vaticana, ha sottolineato le difficoltà dei tempi attuali per l'umanità, mentre il Papa ha parlato dell'assenza di Dio e dell'importanza fondamentale del rapporto tra fede e ragione, le stesse "necessarie e complementari nella ricerca della verità", come ricordava da Plaza de la Revolución.
Il Leader Maximo ha quindi chiesto a Papa Benedetto XVI se poteva inviargli dei libri per approfondire meglio le tematiche che erano state affrontate appunto nel corso dell'incontro, e Benedetto XVI ha risposto che penserà quali testi inviargli.

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