le notizie che fanno testo, dal 2010

Benedetto XVI con Teresa di Calcutta: "demondanizzare" la Chiesa

Papa Benedetto XVI risponde alla crescente "diminuzione della pratica religiosa" con una Chiesa "più credibile" che si deve "demondanizzare" per essere "capace di comunicare agli uomini la particolare forza vitale della fede cristiana". Parole rivoluzionarie, nello spirito della Buona Novella.

Papa Benedetto XVI nel suo viaggio apostolico in Germania ha avuto modo di ribadire alcuni concetti che a molti sembreranno "rivoluzionari" e ad altri semplicemente aderenti al Vangelo. Altri ancora riconosceranno il fatto che è proprio il Vangelo ad essere "rivoluzionario" e portatore di "scandalo", cioè di quello "'skandalon' primario della Croce", ricordato proprio dal Santo Padre nel suo discorso al Konzerthaus di Friburgo. Rimane comunque il fatto che l'elemento che continua a stupire di questo Papa è la sua schiettezza e sincerità, così lontana dall'ipocrisia della maggior parte dei politici, insieme alla sua capacità di parlare di qualsiasi argomento, senza alcun tabu. Emblematica a questo proposito una frase di Nichi Vendola che, solo qualche giorno fa, affermava ad esempio che "le parole del Papa rischiano di essere la cosa più radicale sui temi del lavoro". Così, nella prestigiosa Konzerthaus di Friburgo, davanti ad un pubblico attento di cattolici impegnati, dove c'era anche il Presidente della Repubblica Federale Tedesca Christian Wulff, Papa Benedetto XVI ha parlato ad esempio di uno dei tanti fattori che non fanno che rendere "poco credibile" la Chiesa, ovvero il suo "apparato" e le sue ricchezze materiali. Da qui il Santo Padre parla della necessità di "demondanizzare" la Chiesa per far diventare la sua azione più "terrena" e quindi più aderente al Vangelo. Non a caso, nell'omelia di Domenica pronunciata nel corso della celebrazione della Santa Messa davanti a 100mila fedeli, sempre a Friburgo, è lo stesso Papa Benedetto che ricorda che "Humilitas, la parola latina per 'umiltà', ha a che fare con humus, cioè con l'aderenza alla terra, alla realtà" (http://is.gd/JnKN63). Nella bella sala dei concerti di Friburgo il Santo Padre per questo si domanda: "Da decenni assistiamo ad una diminuzione della pratica religiosa, constatiamo un crescente distanziarsi di una parte notevole di battezzati dalla vita della Chiesa. Emerge la domanda: la Chiesa non deve forse cambiare? Non deve forse, nei suoi uffici e nelle sue strutture, adattarsi al tempo presente, per raggiungere le persone di oggi che sono alla ricerca e in dubbio?". Papa Benedetto XVI come sempre cerca di rispondere in modo semplice, franco e diretto. Questa volta ricorda un episodio che coinvolge una suora molto amata, Madre Teresa di Calcutta: "Alla beata Madre Teresa fu richiesto una volta di dire quale fosse, secondo lei, la prima cosa da cambiare nella Chiesa. La sua risposta fu: lei ed io!". Continua il Papa: "Questo piccolo episodio ci rende evidenti due cose: da un lato, la religiosa intende dire all'interlocutore che la Chiesa non sono soltanto gli altri, non soltanto la gerarchia, il papa e i vescovi: Chiesa siamo tutti noi, i battezzati. Dall'altro lato, essa parte effettivamente dal presupposto: sì, c'è motivo per un cambiamento. Esiste un bisogno di cambiamento. Ogni cristiano e la comunità dei credenti sono chiamati ad una continua conversione". I cristiani difatti non possono "accomodarsi" come non possono vedere la propria religione come qualcosa "di routine" (http://is.gd/JnKN63) e così la Chiesa, sottolinea il Papa al Konzerthaus: "deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi dalla mondanità del mondo. Con ciò essa segue le parole di Gesù: 'Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo' (Gv 17, 16). In un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore". Ed ecco che Papa Benedetto XVI riflette su un tema scottante: "Le secolarizzazioni infatti – fossero esse l'espropriazione di beni della Chiesa o la cancellazione di privilegi o cose simili – significarono ogni volta una profonda liberazione della Chiesa da forme di mondanità: essa si spogliava, per così dire, della sua ricchezza terrena e tornava ad abbracciare pienamente la sua povertà terrena". Per questo il Santo Padre osserva: "Una Chiesa alleggerita degli elementi mondani è capace di comunicare agli uomini – ai sofferenti come a coloro che li aiutano – proprio anche nell'ambito sociale-caritativo, la particolare forza vitale della fede cristiana". Papa Benedetto ricorda poi che: "Essere aperti alle vicende del mondo significa quindi, per la Chiesa 'demondanizzata', testimoniare, secondo il Vangelo, con parole ed opere qui ed oggi la signoria dell'amore di Dio. E questo compito, inoltre, rimanda al di là del mondo presente: la vita presente, infatti, include il legame con la vita eterna. Viviamo come singoli e come comunità della Chiesa la semplicità di un grande amore che, nel mondo, è insieme la cosa più facile e più difficile, perché esige nulla di più e nulla di meno che il donare se stessi".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: