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Belen e Stefano: "Se una cosa mi piace, me la prendo"

Stefano De Martino parla di Belen e mette i suoi pensieri in chiaro su Vanity Fair: "Se una cosa mi piace, me la prendo. E' andata così anche con Belen". E rivela un detto popolare che potrebbe essere conservato all'ex Discoteca di Stato. Quella chiusa dal Governo Monti. .

Belen e Stefano, al secolo Belen Rodriguez e Stefano De Martino sono per gli italiani una specie di "droga mediatica" che ha sostituito, almeno in questo periodo di "encefalogramma piatto politico e sociale", sia il dibattito sui destini del Paese (a cui pochi importa realmente), sia l'amatissima "cronaca nera" che da un po' di tempo manca dell'"omicidio perfetto" (perfetto per i media, ovviamente). E così quello che passa al convento mediatico è Belen in tutte le salse, con qualche pezzetto di "ciccia" nella zuppa anche per il pubblico femminile, rappresentato naturalmente da Stefano De Martino. E così Vanity Fair riempie questa settimana la scodella con un'abbondante cucchiaiata di De Martino in salsa macho che confessa che la sua droga si chiama Belen (cioè Belén) e che, continuando la metafora, non è "mai stato così dipendente da qualcuno". Stefano De Martino, fidanzato da ormai tre mesi con la "bella Belen", reduce da una storia d'amore che sembrava ormai sfociare nel matrimonio con Emma Marrone, mette subito le cose in chiaro nell'intervista: "Se una cosa mi piace, me la prendo. E' andata così anche con Belen". L'intervista su Vanity Fair "cartaceo", in edicola dal primo Agosto, è corredata naturalmente da foto di Stefano De Martino che esaltano il suo lato "bucolico", già messo in evidenza in alcuni serali di Amici. Le vesti del fidanzato di Belen sono infatti ridotte a metà, e cioè al solo jeans attillato che esalta la sana e robusta costituzione del ragazzo, oltre che il sapiente mantello di tatuaggi sul derma. Momento d'oro quindi per Belen e Stefano ma che, se ripartirà minimamente la "politica" o ci sarà il profumo di elezioni, potrebbe presto stancare il pubblico, essendo arrivato ormai alla "sovraesposizione mediatica" che finisce, come diceva Ernest Kattens, prima o poi "per bruciare la pellicola". E i primi segnali si vedono anche sullo stesso sito di Vanity Fair dove un'utente, Laura, commenta l'intervista a Stefano De Martino: "basta vanity fai sempre lo stesso giochetto per suscitare commenti su queste persone. Io quest'anno non ho rinnovato l'abbonamento e non a causa della crisi. un po' di leggerezza si ma rovistare sempre nella spazzatura no". Segue Dana Jirankova che sbotta: "Basta! non ce ne frega niente della Belèn e dei suoi amanti o farfalline...ma che siete diventati? Ma possibile che i più visibili siano anche i più insignificanti?". Eppure le parole di Stefano De Martino nell'intervista, a leggerle con serenità, hanno quasi una valenza sociologica ed etnografica, come ad esempio quando alla domanda di Michela Motta (dalla sintassi un po' criptica): "Stefano, diventa papà?" il ballerino dall'imponente torso risponde: "Come dice mia madre: 'Sono i figli che scelgono quando arrivare'. Un detto popolare che sicuramente esiste in qualche nastro audio di etnografia ed etnomusicologia della ex-Discoteca di Stato , quella che il governo Monti ha chiuso per decreto e che farà perdere all'Italia la sua memoria audio-visiva. Ma forse le parole di Stefano De Martino rimarranno ai posteri in qualche copia di Vanity Fair alla Biblioteca Nazionale, sempre se non chiuderanno anche quella per la spending review.

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