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Moige contro Barbara d'Urso: caso baby squillo in fascia protetta, denuncia

Il Moige rende noto di stare "procedendo a denunciare al comitato Media e Minori due intollerabili episodi avvenuti nei programmi di Canale 5 condotti da Barbara d'Urso, 'Domenica live' e 'Pomeriggio Cinque' ", nel corso dei quali sono andati in onda servizi sul cosa delle baby squllo "senza sconti di frasi esplicite o di dettagli morbosi e volgari".

"Grazie per ieri! 21,16% di share sul pubblico totale e 24.01% sul target commerciale - e ancora - Ieri un picco di 3 milioni di spettatori" cinguetta Barbara d'Urso su Twitter, sottolineando il successo della puntata di Pomeriggio Cinque dell'11 novembre. In realtà, alcuni contenuti andati in onda nei giorni scorsi nel corso del programma non sembrano essere piaciuti proprio a tutti, visto che Elisabetta Scala, Vice Presidente e Responsabile Osservatorio Media Moige - Movimento Italiano Genitori "ha ricevuto decine di segnalazioni" in merito a due trasmissioni di Canale 5, entrambe condotte da Barabara d'Urso. Il Moige, infatti, sta "procedendo a denunciare al comitato Media e Minori due intollerabili episodi avvenuti nei programmi di Canale 5 condotti da Barbara D'Urso, uno risalente al 10 novembre, all'interno di 'Domenica live' , l'altro durante 'Pomeriggio Cinque' di giovedì 7 novembre".

Come si legge in una nota del Moige, infatti, "la conduttrice, attraverso servizi e collegamenti, ha spiegato con dovizia di particolari il fenomeno delle baby squillo al centro della cronaca delle ultime settimane. Senza sconti di frasi esplicite o di dettagli morbosi e volgari. Il tutto durante la fascia protetta, anzi, nel caso di giovedì, a protezione specifica, sancita dal Codice di autoregolamentazione Tv e minori, che dalle 16 alle 19, vieta, tra le atre cose, 'situazioni di ambiguità tra il bene e il male che disorientino circa i punti di riferimento ed i modelli a cui tendere e situazioni di trasgressione' ". Il Moige denuncia inoltre anche "la violazione della Carta di Treviso, che disciplina i rapporti tra informazione e infanzia" con Elisabetta Scala che sottolinea: "Non si comprende il senso di tale accanimento su morbosi e sensazionalistici fatti di cronaca all'interno di programmi di intrattenimento, se non per rispondere a meri obiettivi di ascolto".

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