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Siria e Ucraina, Obama all'ONU: Russia non vìoli ordine internazionale

Prima dell'incontro con Vladimir Putin, Barack Obama è intervenuto all'Assemblea Generale dell'ONU per sostenere che le nazioni del mondo devono rispettare l'ordine internazionale in Siria e in Ucraina. Chi abbia steso tale ordine non è però ancora del tutto chiaro.

Questa sera il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il presidente russo Vladimir Putin si incontreranno per tentare di trovare un punto d'incontro nella gestione dei conflitti in Siria e in Ucraina. Obama ha però già tracciato la linea della trattativa intervenendo polemicamente davanti all'Assemblea Generale dell'ONU per sostenere che le nazioni del mondo devono rispettare "l'ordine internazionale" in Siria e in Ucraina.
Davanti alle Nazioni Unite, Obama ha infatti elogiato questo non meglio definito ordine internazionale che avrebbe portato a "progressi senza precedenti nella libertà e nella dignità umana".
Obama ha quindi affermato che "correnti pericolose rischiano però di tirarci indietro in un mondo più disordinato ed oscuro". A seguire tale flusso malefico sarebbe anche la Russia che ha deciso di aiutare il regime siriano inviando armi e ufficiali militari per combattere lo Stato Islamico. La Russia inoltre ha appena firmato un accordo di condivisione di intelligence con Iraq, Iran e Siria con l'obiettivo di contrastare l'ISIS, patto che è stato negoziato senza il coinvolgimento americano.
"Gli Stati più forti cercano di imporre la loro volontà su quelli più deboli": quella di Obama non è ovviamente un'autocritica, probabilmente convinto davvero che storicamente gli USA hanno sempre avuto un ruolo marginale durante i vari conflitti sparsi nel mondo, ma una denuncia alla politica estera russa.
Obama assicura però che gli Stati Uniti sono disposti a lavorare con tutte le nazioni, comprese Iran e Russia, per porre fine alla lunga guerra civile in Siria. Allo stesso tempo, precisa il presidente USA, qualsiasi soluzione del conflitto deve portare verso le dimissioni del presidente siriano Bashar al-Assad, uscita che poteva avvenire già nel 2012 se gli statunitensi non avessero ignorato l'accordo di pace proposto dalla Russia.
Evidentemente, Obama ha bene in mente quale debba essere l'ordine internazionale (o mondiale?) da perseguire.
"Dobbiamo riconoscere che non ci può essere, dopo tanto spargimento di sangue, dopo tanta carneficina, un ritorno allo status quo pre-guerra", ha affermato Obama, riferendosi alla repressione dei dissidenti pacifici da parte di Assad all'inizio del conflitto. "Ricordiamo come questo è cominciato" ha concludo Obama. Ma non scordiamo nemmeno come la crisi in Siria è proseguita, con finanziamenti e aiuti militari inviati dall'Occidente a vari gruppi d'opposizione alcuni dei quali agiscono ora sotto il nome dell'ISIS (e non si a bene sotto quale ordine internazionale).

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