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Raid USA su ISIS in Siria: il dubbio dell' "imminente" attacco di Khorasan

Dopo il primo raid USA in Siria, Barack Obama afferma che non era contro l'ISIS ma per sventare un "imminente" attentato di Khorasan. Finora, però, l'amministrazione Obama non sembra essere ancora riuscita a spiegare e quantificare il termine "imminente".

L'amministrazione Obama sembra continuare ad arrampicarsi sugli specchi per cercare di giustificare il primo attacco aereo sulla Siria, quello nella notte tra lunedì 22 settembre e martedì 23 settembre. Dopo che alcuni media statunitensi hanno fatto notare che i raid contro lo Stato Islamico non potevano essere portati avanti senza un voto del Congresso, Barack Obama ha rivelato che in realtà i bombardamenti non erano diretti per distruggere le postazioni dell'ISIS ma quelle del gruppo terroristico Khorasan, presunta costola di Al-Qaida, dichiarando che c'era il rischio di un "imminente" attentato contro gli Stati Uniti o i suoi alleati. Finora, però, l'amministrazione Obama non sembra essere riuscita a spiegare e quantificare il termine "imminente". Interpellato dai giornalisti, il direttore dell'FBI James Comey (lo stesso che ha annunciato l'identificazione del "jihadista John") afferma: "E' difficile dire se la minaccia era per domani, a tre settimane da oggi oppure a tre mesi da oggi. - precisando - Ma quando c'è questo tipo di minaccia si deve agire in base al presupposto che verrà messa in atto il giorno dopo". Gli fa eco il portavoce del Pentagono John Kirby quando afferma: "Non importa se la minaccia era a un giorno o a una settimana, a un mese o a sei mesi". Anche il vice consigliere per la sicurezza nazionale Ben Rhodes ammette che non era in grado di specificare quanto era "imminente" l'attacco. Fatto sta che gli Stati Uniti, nel dubbio, hanno bombardato, e visto che c'erano ne hanno approfittato per iniziare una guerra all'ISIS in Siria.

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