le notizie che fanno testo, dal 2010

Obama su PRISM e sorveglianza NSA: "Yes, we can". Petizione per dimissioni

Barack Obama ha dato il suo convinto "Yes, we can" (che a questo punto potrebbe avere un ben più profondo significato se ascoltato al contrario) ai programmi di sorveglianza da parte della NSA, compreso il programma PRISM che raccoglie i dati internet dei cittadini di tutto il mondo, anche italiani. E mentre si attende una presa di posizione dal Garante della Privacy Antonello Soro, negli USA nasce una petizione che chiede le dimissioni di Barack Obama.

Barack Obama ha difeso il monitoraggio da parte della NSA (National Security Agency) sia sulle registrazioni telefoniche che in merito al Programma PRISM, attraverso il quale il "governo degli Stati Uniti accede ai server delle migliori aziende internet (Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, AOL, Skype, YouTube, Apple) per monitorare obiettivi stranieri", e non solo. Al centro del monitoraggio, infatti, milioni di cittadini americani, tra cui naturalmente possono esserci giornalisti, blogger e personalità che ai propri segreti (magari anche industriali) ci tengono più di altri. Su questa violazione sistematica della privacy, però, Barack Obama ha praticamente espresso un suo convinto "Yes, we can" (che a questo punto potrebbe avere un ben più profondo significato se ascoltato al contrario).

Barack Obama ha infatti affermato che questi programmi di sorveglianza, telefonica e internet, rappresentano il "giusto equilibrio" tra la sicurezza nazionale e le libertà civili. Naturalmente, su entrambe è sempre Obama a deciderne i parametri. "Non si può avere la sicurezza al 100 per cento e avere anche il 100 per cento della privacy e zero disagi. Come governo dobbiamo fare alcune scelte - ha infatti detto Obama - Potete lamentarvi sul Grande Fratello e di come questo sia un programma potenzialmente folle, ma quando effettivamente si guardano i dettagli, credo che sia stato trovato un giusto equilibrio". Barack Obama ha quindi precisato che ogni membro del Congresso era informato sul programma di monitoraggio telefonico e che gli uffici di intelligence pertinenti erano invece a conoscenza del programma PRISM, nome in codice per il sistema di monitoraggio del traffico internet. Inoltre, Obama ha osservato che a firmare le autorizzazioni per questi monitoraggi sistematici sono stati dei giudici federali. Per questo, Barack Obama è arrivato persino a sostenere, anche un po' arrogantemente: "Se le persone non si fidano non solo del potere esecutivo, ma anche del Congresso e dei giudici federali per avere la convinzione che siamo rispettando la Costituzione, allora stiamo andando incontro a qualche problema qui".

In realtà, l'unico ad avere "qualche problema" sembra essere proprio Barack Obama, perché dopo che si sono levate diverse voci che chiedevano l'avvio di una procedura di impeachment, è nata una petizione che chiede direttamente le dimissioni del Presidente degli Stati Uniti. La petizione, sorta proprio nella sezione dedicata sul sito della Casa Bianca, deve raggiungere 100mila firme entre il 7 luglio per avere una risposta ufficiale. Nella petizione si ricorda come "il presidente Richard Nixon si è dimesso dopo le intercettazioni ad una manciata di giornalisti, risparmiando alla nazione il calvario dell'impeachment" e per questo viene chiesto a Barack Obama "di fare lo stesso". La petizione prosegue spiegando anche che l'amministrazione Obama "ha autorizzato il controllo preventivo di sorveglianza da parte della NSA di milioni di americani e gravemente violato il Quarto Emendamento" confiscando "i record personali di giornalisti, violando così il Primo Emendamento".

Barack Obama sostiene invece che questi programmi di sorveglianza siano addirittura "salutari per la democrazia. Un segno di maturità" perché "aiutano a prevenire gli attacchi terroristici" e che quindi "le usurpazioni modeste sulla privacy di chi ne è coinvolto" sono il prezzo giusto da pagare. Naturalmente, il conto è saldato sempre dai cittadini, anche se secondo Obama solo da quelli non americani. Il Presidente USA afferma infatti che la sorveglianza attraverso il Programma PRISM, che raccoglie i dati internet, "non si applica ai cittadini degli Stati Uniti e non si applica alle persone che vivono negli Stati Uniti". Va da sé, che quindi il Programma PRISM registra le navigazioni dei cittadini del resto del mondo, compresi quelli italiani, poiché la navigazione internet transita inevitabilmente sui server americani.

Il Garante della Privacy italiano si limita per il momento, però, a commentare solo il primo scoop del The Guardian, con una nota del 6 giugno. "Preoccupa l'azione della National Security Agency statunitense, che a quanto si apprende avrebbe raccolto tabulati telefonici di milioni di cittadini, probabilmente non solo statunitensi", afferma Antonello Soro, Presidente dell'Autorità garante per la privacy interpellato dall'Ansa sul caso Verizon, aggiungendo: "Desta perplessità soprattutto il carattere indiscriminato della captazione, che sembrerebbe prescindere da indizi di reato in quanto coinvolge i cittadini solo perché abbonati alla compagnia Verizon. Né il fatto che riguardi solo i dati 'esterni' delle comunicazioni rende questa attività meno lesiva della privacy, in quanto dai dati di traffico possono ricostruirsi aspetti rilevantissimi della vita privata". Il Garante della privacy conclude quindi che c'è la preoccupazione del fatto che "tra i soggetti intercettati possano esservi anche cittadini europei, ai quali le discipline interne garantirebbero un livello di tutela ben più elevato. - chiudendo - La difesa della democrazia passa sempre attraverso il consolidamento delle libertà e non deve essere affidata alle scorciatoie di una sorveglianza generalizzata della vita dei cittadini. Come lo stesso Presidente Obama ha più volte riconosciuto". Almeno fino a quando i raggi di PRISM non sono rimasti imprigionati all'interno della NSA e dello studio Ovale.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: