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Visco: in Italia gravi debolezze strutturali perché indietro di 25 anni

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, avverte che in Italia la crisi economica è gravata da "debolezze strutturali" perché "non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi 25 anni". Sul tema tasse, Visco consiglia quindi "interventi di semplificazione e razionalizzazione delle imposte e degli adempimenti".

"In Italia la debole ripresa seguita alla crisi finanziaria globale si è interrotta nella seconda metà del 2011, quando le tensioni hanno investito il nostro mercato dei titoli di Stato" chiarisce subito Ignazio Visco nel corso della relazione annuale davanti all'Assemblea dei partecipanti della Banca d'Italia, sottolineando che da quel momento "si è innescato un circolo vizioso tra le condizioni del debito pubblico, delle banche e del credito, dell'economia reale".

Il governatore di Bankitalia riflette quindi sul fatto che "l'anno scorso l'attività economica si è contratta del 2,4 per cento" e che "anche quest'anno si chiuderà con un forte calo dell'attività produttiva e dell'occupazione" pur assicurando che "l'inversione del ciclo economico verso la fine dell'anno è possibile" ma "dipenderà dall'accelerazione del commercio mondiale, dall'attuazione di politiche economiche adeguate, dall'evoluzione positiva delle aspettative e delle condizioni per investire, dalla disponibilità di credito".

Ignazio Visco precisa che "la recessione sta segnando profondamente il potenziale produttivo" e ciò "rischia di ripercuotersi sulla coesione sociale". I dati sono infatti allarmanti: "Il prodotto interno lordo del 2012 è stato inferiore del 7 per cento a quello del 2007, il reddito disponibile delle famiglie di oltre il 9%, la produzione industriale di un quarto. Le ore lavorate sono state il 5,5 per cento in meno, la riduzione del numero di persone occupate superiore al mezzo milione. Il tasso di disoccupazione, pressoché raddoppiato rispetto al 2007 e pari all'11,5 per cento lo scorso marzo, si è avvicinato al 40 tra i più giovani, ha superato questa percentuale per quelli residenti nel Mezzogiorno".

Il governatore di Bankitalia quindi precisa: "Le origini finanziarie e internazionali della crisi, cui si è soprattutto rivolta l'attenzione delle autorità di politica economica, non devono far dimenticare che in Italia, più che in altri paesi, gli andamenti ciclici si sovrappongono a gravi debolezze strutturali. Lo mostra, già nei dieci anni antecedenti la crisi, l'evoluzione complessiva della nostra economia, peggiore di quella di quasi tutti i principali paesi sviluppati" e questo perché "non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi 25 anni". Ignazio Visco quindi ammette che "l'aggiustamento richiesto e così a lungo rinviato ha una portata storica" perché "ha implicazioni per le modalità di accumulazione del capitale materiale e immateriale, la specializzazione e l'organizzazione produttiva, il sistema di istruzione, le competenze, i percorsi occupazionali, le caratteristiche del modello di welfare e la distribuzione dei redditi, le rendite incompatibili con il nuovo contesto competitivo, dei redditi, le rendite incompatibili con il nuovo contesto competitivo".

Il governatore della Banca d'Italia ammette che tale "aggiustamento necessita del contributo decisivo della politica" ma avverte che che "è essenziale la risposta della società e di tutte le forze produttive", con "le imprese che sono chiamate a uno sforzo eccezionale per garantire il successo della trasformazione, investendo risorse proprie, aprendosi alle opportunità di crescita, adeguando la struttura societaria e i modelli organizzativi, puntando sull'innovazione, sulla capacità di essere presenti sui mercati più dinamici", avvertendo che ancora "troppo poche hanno però accettato fino in fondo questa sfida" poiché "a volte si preferisce, illusoriamente, invocare come soluzione il sostegno pubblico".

Ignazio Visco quindi sottolinea che "lo spostamento dell'attività dai settori e dalle imprese declinanti a quelli in espansione richiede profondi cambiamenti nei rapporti di lavoro e nel sistema dell'istruzione. Non si tratta di prevedere i settori e le attività cui più si rivolgerà la domanda di consumo e di investimento nei prossimi decenni, quanto di facilitare la transizione, riducendone i costi sociali, valorizzando le opportunità". Il governatore di Bankitalia avverte che "molte occupazioni stanno scomparendo" e che quindi "negli anni a venire i giovani non potranno semplicemente contare di rimpiazzare i più anziani nel loro posto di lavoro" e per questo "vanno assicurate sin d'ora le condizioni per favorire la nascita e la crescita di imprese nuove, generare nuove opportunità di impiego".

Ignazio Visco non nasconde poi il fatto che "il ritardo che abbiamo accumulato risente anche di un quadro regolamentare ridondante, di complessità e costi degli adempimenti amministrativi da ridurre drasticamente, di un diritto da rendere più certo, di comportamenti corruttivi diffusi da sradicare, di una insufficiente protezione dalla criminalità", spiegando che "l'azione di riforma ha perso vigore nel corso dell'anno passato, anche per il progressivo deterioramento del clima politico" e che quindi "nel riprenderla con decisione è indispensabile seguire un approccio organico, che fissi subito gli obiettivi in un orizzonte di medio periodo". Visco però chiarisce fin da subito come sia "illusorio per noi pensare di uscire dalla crisi con la leva del disavanzo di bilancio" visto che "il margine di fiducia che risparmiatori e operatori di mercato attualmente ci concedono è stretto". A tal proposito, il governatore di Bankitalia precisa che "riduzioni di imposte, necessarie nel medio termine, pianificabili fin d'ora, non possono che essere selettive, privilegiando il lavoro e la produzione" visto che "il cuneo fiscale che grava sul lavoro frena l'occupazione e l'attività d'impresa". In altre parole, l'abolizione dell' IMU sulla prima casa tout court non è la priorirà assoluta. Visco quindi piuttosto consiglia la politica ad adottare "interventi di semplificazione e razionalizzazione delle imposte e degli adempimenti" per finalmente "migliorare la correttezza fiscale".

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