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Bail-in: per Bankitalia c'è bisogno di un'alternativa

Dopo la vicenda del decreto salva banche si riaccendono le preoccupazioni sul bail-in. Il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, ha definito la norma sul bail-in "di stampo calvinista" mentre Stefano De Polis, direttore dell'Unità di risoluzione e gestione della crisi della Banca d'Italia ammette: "Si dovrebbero trovare delle alternative".

Dopo la vicenda del decreto salva banche, che ha azzerato le obbligazioni subordinate consentendo per consentire la sopravvivenza di quattro istituti di credito in crisi quali Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti e Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, si riaccendono le preoccupazioni sul bail-in, che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016. Già a fine novembre la Consob ha invitato le banche ad informare adeguatamente i loro clienti sui rischi legati al bail-in, poiché dal prossimo anno scatteranno i limiti all'intervento pubblico nei salvataggi bancari, che invece coinvolgeranno clienti e investitori nelle operazioni di recupero degli istituti di credito in crisi in base alla direttiva europea Brrd (Banking Resolution and Recovery Directive). Ma Stefano De Polis, direttore dell'Unità di risoluzione e gestione della crisi della Banca d'Italia ammette che lo stesso direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, ha definito la norma sul bail-in "di stampo calvinista". A Mix24 su Radio24, De Polis spiega infatti che la norma sul bail-in "oggettivamente ha dei tratti di durezza, - sottolineando - ovviamente si dovrebbero trovare delle alternative". De Polis chiarisce quindi che Bankitalia potrebbe fare una proposta per ottenere maggiore "elasticità" e "soluzioni" alternative, evidenziando però: "C'è una normativa già in vigore, quindi bisogna operare nel quadro della normativa".

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