Sulla marea nera del Golfo del Messico domenica sera passerà Bonnie, una tempesta tropicale che sembra dalle previsioni meteo non si trasformerà in un temuto uragano. Per prudenza BP sospende le operazioni e incomincia ad evacuare il lavoratori della bonifica.
Ci risiamo: altra tempesta altro giro di boa per British Petroleum. La BP ha comunicato che i lavori sul pozzo danneggiato saranno sospesi causa l'avvicinarsi della tempesta tropicale Bonnie. Il pozzo Macondo, ciò che rimane della piattaforma Deepwater Horizon, ovvero la bocca che ha dato origine alla marea nera sembra sia ancora incappucciato e sotto test anche se le notizie, di cui BP avrebbe l'assoluto monopolio, sono frammentarie.
Ogni volta che si avvicina una tempesta tropicale come Bonnie, che potrebbe trasformarsi in uragano, il "teatro di guerra" della marea nera si spopola di mezzi di terra e di navi, oltre che di migliaia di persone che direttamente o indirettamente sono coinvolte nelle operazioni di "pulizia" del petrolio in acqua o sulle coste.
Dopo la tempesta Alex, di qualche settimana fa, Bonnie sembra sia solo una tempesta di passaggio e pare così ancora una volta scongiurato il pericolo che una gigantesca tromba marina, una delle tante "trasformazioni" di un possibile uragano, possa aspirare il greggio dall'acqua e riversarlo all'interno della costa.
La BP assicura che il pozzo Macondo sarà monitorato sino a "quando le condizioni meteo lo consentiranno". La tempesta tropicale Bonnie, nata a largo delle Bahamas arriverà sul Golfo del Messico e sulla marea nera, domenica sera (lunedì mattina in Italia).
La valvola messa a punto dalla BP sembra funzionare, ma non riesce ad aspirare tutto il petrolio che esce dalla falla sottomatina. E la marea nera avanza.
Barack Obama afferma che "la marea nera è come l'11 settembre dell'ambiente" e subito scoppiano le polemiche delle vittime degli attentati delle Torri Gemelle.
La BP comunica che le spese per il contenimento della marea nera e per i risarcimenti danni hanno già raggiunto i 2 miliardi di euro. Intanto un operaio sopravvissuto al disastro afferma che la BP sapeva che c'erano delle falle nella sicurezza della piattaforma.
BP ha installato e sta testando in queste ore il nuovo "tappo" che potrebbe fermare la fuga di petrolio nel Golfo del Messico. I dubbi sono tanti, anche quello che il tappo danneggi il pozzo e che BP debba per questo riaprire la falla.
Cambio al vertice di BP: Tony Hayward lascia la marea nera a Robert Dudley, già impegnato in operazioni di "ripulitura" nel Golfo del Messico. La decisione dovrebbe essere presa oggi, secondo il Wall Street Journal.
Dopo l'incontro con Barack Obama la BP accetta di creare un fondo di 20 miliardi per risarcire i danni causati dalla marea nera. E la BP chiede scusa agli americani.
Questo è il dilemma di BP: il "tappo" tiene, ma il pozzo perde? Sembra infatti che la pressione misurata dal "cappuccio" di ultima generazione non sia quella che gli scienziati si aspettavano. Il greggio potrebbe aver trovato qualche via di fuga in mezzo alle falde, ma per sbucare dove?
Il costo del disastro della marea nera secondo un comunicato di BP è per ora di 8 miliardi di dollari (circa 6,2 miliardi di euro), una cifra che non impensierisce il gigante petrolifero anche per le richieste di risarcimenti "nella norma".