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BCE detta all'Italia le regole del gioco. Il requiem della democrazia

Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, attuale e prossimo presidente della BCE, scrivono una lettera recapitata a Silvio Berlusconi, dove vengono indicare le misure che l'Italia deve addottare se vuole il suo sostegno, come rivela il Corriere della Sera.

"Noi abbiamo assistito fino a ieri e all'altro ieri a dichiarazioni di autorevoli, autorevolissimi esponenti del Partito Democratico che ci spiegavano che il Governo, questo Governo dovesse dimettersi perché così chiedevano i mercati. Abbiamo assistito sgomenti a queste dichiarazioni. Da quando in qua, onorevoli colleghi, sono i mercati a scegliere i Governi? Da quando in qua sono i mercati a stabilire che i Governi vadano a casa? Ed il popolo? Ed il popolo? E i cittadini? E ciascun cittadino che ruolo ha nella vostra visione della politica, della democrazia e del Paese?" si domandava con piglio indignato Angelino Alfano, segretario del Pdl, il 3 agosto scorso, dopo che Silvio Berlusconi aveva riferito alla Camera riguardo la crisi che si sta abbattendo sul nostro Paese. Le ultime parole famose, potrebbe forse pensare qualcuno venendo a conoscenza del programma che la BCE ha dettato al governo italiano per avere il suo sostegno. Il Corriere della Sera (http://is.gd/uNoiFq) rivela infatti i punti salienti della lettera che Jean-Claude Trichet e Mario Draghi (attuale e prossimo presidente della Banca centrale europea) hanno recapitato a Silvio Berlusconi, dove vengono indicati "le misure da prendere, il calendario secondo cui andrebbero applicate e gli strumenti legislativi che la BCE chiede che il governi adotti", come riassume Federico Fubini. Ciò che la BCE sembra chiedere è, ad opinione di qualche commentatore, un'accelerazione della politica del "20:80", la "società di un quinto, dipinta dai visionari elitari riuniti al Fairmont Hotel (San Francisco, alla fine del settembre del 1995, ndr) come realtà del XXI secolo" e raccontata da Hans-Peter Martin e Harald Schumann (entrambi redattori del Der Spiegel) nel libro "La trappola della globalizzazione - L'attacco alla democrazia e al benessere" (Edition Raetia, 1996, traduzione di Franz Reinders). L'elite del potere mondiale ha allora deciso che "in futuro servirà soltanto un quinto di tutta la forza lavoro" mentre per l'80% della popolazione in cerca di occupazione ci sarà il "tittytainment", quella "combinazione tra un intrattenimento atto ad intontire e un'alimentazione sufficiente" che basterà "per tenere su di morale la popolazione frustrata del mondo". E' forse lo stesso "morbo che ha avvelenato la mente di uno dei popoli più brillanti mai esistiti e che non sa più chi è" descritto da Beppe Grillo che sembra chiedere quando è stato instillato agli italiani (http://is.gd/Q0ntBk). E' la vittoria del neoliberalismo (o neoliberismo) che si traduce con "deregolamentazione anziché controllo statale, liberalizzazione del commercio e della circolazione dei capitali e privatizzazione delle imprese pubbliche: ecco le armi strategiche nell'arsenale dei governi devoti al mercato e delle organizzazioni economiche mondiali guidate da questi governi, della banca mondiale, del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dell'Organizzazione mondiale del Commercio (WTO)" come spiegano sempre i due giornalisti del Der Spiegel. E forse della BCE, che al governo italiano chiede, in cambio della promessa di un sostegno dei titoli di Stato, non solo di privatizzare il più presto possibile "le società pubbliche locali" ma anche "meno rigidità nelle norme sui licenziamenti dei contratti a tempo indeterminato, interventi sul pubblico impiego, superamento del modello attuale imperniato sull'estrema flessibilità dei giovani e precari e sulla totale protezione degli altri, una contrattazione aziendale che incentivi la produttività", come si legge sempre sul Corriere della Sera. La BCE chiede inoltre a Berlusconi di procedere "per decreto", per evitare lungaggini, magari "entro settembre" come auspicavano Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (http://is.gd/PjdCQE). In poche parole la Banca centrale europea detta all'Italia una nuova politica governativa, che sembra già essere stata accettata anche dall'euro-scettico Umberto Bossi che dichiara che "dobbiamo andare dietro un po' all'Europa", mentre in lontananza sembrano già risuonare le prime note del requiem della democrazia.

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