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Roberto Baggio sostiene Aung San Suu Kyi: basta stare in panchina

Roberto Baggio, ex attaccante azzurro e World Peace Award 2010, invita la Birmania a non rimanere più in panchina ma ad appoggiare Aung San Suu Kyi.

Anche all'epoca della liberazione (http://is.gd/S8NatV) Roberto Baggio, World Peace Award 2010, dimostrò la sua vicinanza a Aung San Suu Kyi. Non poteva quindi fare diversamente in occasione delle elezioni che si sono appena svolte in Birmania, e che avrebbero portato almeno alla vittoria di un seggio da parte della Lega nazionale per la Democrazia, quello nella circoscrizione dove si candidava Aung San Suu Kyi (...).
Prima del voto Roberto Baggio invia un messaggio alla leader dei diritti umani, nonché Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, dove ricorda che nel "lontano 2007" fu chiamato "per ricevere il premio della pace della città di Roma e fu un onore". "Approfondii la tua storia e cominciai a condividere la tua battaglia di libertà e di democrazia, condotta sempre con metodi pacifici" continua l'attuale Presidente del Settore tecnico della FIGC, dicendosi sicuro che con queste elezioni Aung San Suu Kyi potrà "riuscire ad essere pienamente e totalmente presente laddove si decide il futuro di pace e autentica prosperità" per la Birmania.
"Una via di liberazione dalla sofferenza che tu sei riuscita come madre a incarnare e testimoniare con coraggio e verità - prosegue nel messaggio Roberto Baggio - Da parte mia, come tu sai da tempo, c'è sempre stata piena a convinta vicinanza e sostegno non solo alla tua persona, ma anche per il futuro di tutto il popolo birmano", a cui rivolge un appello "da sportivo": "E' arrivato anche per voi il momento decisivo, non potete più stare in panchina: attraverso il vostro voto convinto ad Aung San Suu Kyi e alla Lega per la Democrazia senza paura contribuirete a far rispettare le regole del gioco che appartengono alla democrazia e per questo a tutto il pianeta".
E ancora una volta, Roberto Baggio rinnova la promessa di andare a visitare quanto prima la Birmania, il cui viaggio tentò anche in passato ma "senza risultato", come spiegava nel novembre del 2010, quando finalmente Aung San Suu Kyi fu liberata dai domiciliari.

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