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Elezioni Birmania 2015: maggioranza assoluta per Aung San Suu Kyi. Ma c'è rischio golpe

La Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd) avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento del Myanmar. Ma Aung San Suu Kyi dovrà ancora fare i conti con i miltari. La Costituzione militare attualmente in vigore in Birmania, infatti, garantisce un quarto dei seggi del Parlamento ai membri non eletti delle forze armate.

Il popolo birmano, chiamato ad eleggere parlamento e assemblee locali, non ha avuto dubbi: a vincere doveva essere Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace e icona della lotta democratica contro il regime militare nella regione. La Commissione elettorale non ha ancora diramato i dati ufficiali, ma a quanto pare la Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd) ha ottenuto più dell'80% in diverse aree urbane, mentre si è attestata al 65% in quelle rurali e in Stati etnici, come quelli Mon e Kayin. Il partito di Aung San Suu Kyi, che si è candidata premier, avrebbe inoltre conquistato la maggioranza a Yangon, la più grande città della Birmania di cui è stata la capitale fino al 2005, e anche in centri come Mandalay e Bago, finora roccaforti dell'Unione per la solidarietà e lo sviluppo, partito erede del regime militare durato dal 1962 al 2010. Ed infatti l'Usdp ha ammesso di aver perso, mentre i sostenitori della Lnd stanno già vendendo magliette con la scritta "abbiamo vinto".
Aung San Suu Kyi, forse temendo possibili conflitti a causa di questa schiacciante vittoria, ha invitato però tutte le parti ad accettare il risultato delle urne sottolineando che bisogna "perdere con coraggio e vincere con umiltà". Da ricordare infatti che nel 1990 il voto, l'ultimo a cui partecipò l'opposizione democratica, venne sconfessato e gli oppositori incarcerati in massa. Inoltre, anche se la Lega Nazionale per la Democrazia, stando agli attuali risultati, ha conquistato ben oltre i due terzi di cui ha bisogno per formare il primo esecutivo democraticamente eletto del Myanmar dai primi anni '60, Aung San Suu Kyi dovrà ancora fare i conti con i miltari. La Costituzione militare attualmente in vigore in Birmania, infatti, garantisce un quarto dei seggi del Parlamento ai membri non eletti delle forze armate e permette al comandante in capo di nominare i ministri degli Interni, della Difesa e della Sicurezza delle frontiere, quindi quelli maggiormente influenti nel Paese. Inoltre, la Costituzione birmana dà anche il diritto alle forze armate di prendere in consegna il governo in determinate circostanze, e questo pone la Birmania al rischio di un nuovo golpe. Infine, in Myanmar l'esercito controlla buona parte dell'economia tramite diverse holding company.

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