Asia Bibi, la donna condannata a morte in Pakistan per una accusa di presunta blasfemia è in attesa di un appello, che però non si riesce a celebrare. Come scrivono Asia News e l'Agenzia Fides la situazione rimane molto critica ma la fede incrollabile e gli appelli internazionali, tra cui quello di Papa Benedetto XVI, danno alla donna "forza e speranza".
Un anno fa, l'8 novembre del 2010 Asia Bibi, una donna pakistana cristiana di 45 anni, madre di 5 figli, veniva ufficialmente condannata a morte per una accusa di presunta blasfemia. Le condizioni della sua prigionia sono molto dure ma la sua fede è incrollabile, tanto che, come scrivevamo nell'aprile scorso la donna cristiana stava "digiunando per la Quaresima 'offrendo a Dio la sua sofferenza' e pare che abbia anche contratto la varicella (o una malattia esantematica dall'esito similare) vivendo in cella tra la sporcizia e biancheria sporca" (http://is.gd/zer9uW). I grandi media non si occupano più di Asia Bibi e questo, in un certo senso è un bene dato che Paul Bhatti, il fratello di Shahbaz Bhatti (Ministro per le Minoranze religiose in Pakistan ucciso il 2 marzo 2011 ad Islamabad dagli estremisti islamici per il suo impegno nel dialogo religioso e nella salvezza di Asia Bibi) dichiarava "abbiamo adottato il metodo del silenzio" nel luglio scorso. Recentemente Bhatti ancora a Fides faceva un appello per il 'silenzio stampa': "Faccio appello ai mass-media perché, d'ora in poi, adottino un silenzio-stampa sul caso di Asia Bibi. E' necessario non per voler nascondere la verità o tacitare i mezzi di informazione, ma per poter agire realmente per la salvezza della donna, lontano dai riflettori e dalle attenzioni dei gruppi fondamentalisti. Mi rivolgo alla coscienza e alla responsabilità di tutti" (http://is.gd/aCKIBS). Intanto, ad un anno dalla sentenza di condanna a morte di Asia Bibi, la situazione, come si legge su Asia News, è molto difficile dato che "i giudici non hanno ancora fissato i tempi dell'appello" e la donna cristiana rischia di stare in galera a tempo indeterminato. Quello su Asia News ("Asia Bibi 'forte e fragile', a un anno dalla condanna a morte per blasfemia" http://is.gd/li1nsV) è un articolo molto interessante che riassume non solo la situazione della donna ma anche la continua ingiustizia che le minoranze, in particolare quella cristiana, devono subire a causa della propria fede in Pakistan.
Asia Bibi, condannata alla pena di morte in attesa dell'Appello, si appresta a passare il Natale in carcere, perché ingiustamente accusata in Pakistan di blasfemia. La donna spiega di aver perdonato chi l'ha incriminata ma il suo equilibrio psicologico rischia di essere definitivamente compromesso.
In tutto il mondo il 20 aprile si pregherà per un'iniziativa lanciata dalla 'Masihi Foundation' che si occupa di accudire Asia Bibi in carcere e la sua famiglia. Obiettivo: "implorare Dio per la salvezza e la liberazione di questa donna" e di tutti coloro che soffrono per false accuse di blasfemia.
Asia Bibi è in pessime condizioni psicologiche e di salute. Spenti i riflettori sulla sua situazione, inutile ora nella "strumentalizzazione" politica, Asia Bibi non può vedere neanche il sole dalla cella di isolamento. Ma lei digiuna e prega, sognando di incontrare il Papa.
Asia Bibi è ancora in cella, in condizioni precarie, la sua famiglia vive nascosta per le minacce degli estremisti islamici. La preoccupazione è sempre quella che possa "succederle qualcosa" in prigione. Intanto il fratello di Shahbaz Bhatti, Paul Bhatti, sceglie il "metodo del silenzio".