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Asia Bibi, Paul Bhatti: "abbiamo adottato il metodo del silenzio"

Asia Bibi è ancora in cella, in condizioni precarie, la sua famiglia vive nascosta per le minacce degli estremisti islamici. La preoccupazione è sempre quella che possa "succederle qualcosa" in prigione. Intanto il fratello di Shahbaz Bhatti, Paul Bhatti, sceglie il "metodo del silenzio".

Molti ricorderanno (anche nelle preghiere) il caso di Asia Bibi, la donna condannata ingiustamente per blasfemia in Pakistan che, chiusa in cella in condizioni precarie, con la famiglia costretta a vivere nella clandestinità per via delle minacce degli estremisti islamici, prega e spera nella liberazione. Questa vicenda, tanto simile a tante altre in Pakistan, (ad esempio quella di Qamar David, altro cristiano morto, in circostanze sospette, in cella a Karachi), ricorda che anche professarsi semplicemente "cristiani" in molti Paesi del mondo non è solo un atto di coraggio, ma può essere, automaticamente, motivo di problemi che vanno dal semplice isolamento al perdere la vita. Così è stato per il Ministro per le Minoranze religiose in Pakistan Shahbaz Bhatti, barbaramente ucciso lo scorso 2 marzo ad Islamabad dagli estremisti islamici per il suo impegno nel dialogo religioso e nella salvezza di Asia Bibi. Il fratello Paul Bhatti, continua coraggiosamente l'opera di Shahbaz, attendendo che il Pakistan, come promesso, avvii il Ministero per le relazioni interreligose. Paul Bhatti è stato intervistato da Amedeo Lomonaco di Radio Vaticana. Il fatto sostanziale che si evince dall'intervista è la nuova strategia del "metodo del silenzio" adottato per salvare Asia Bibi e per cercare di far prendere una piega diversa alle "trattative" e ai rapporti, sia pur indiretti e di sponda, con fondamentalisti ed estremisti. Afferma Paul Bhatti a Radio Vaticana: "Ci siamo resi conto che più abbiamo esaltato il caso, più problemi abbiamo avuto a partire dal governo del Punjab e - considerando anche la vicenda di mio fratello Shabbaz - abbiamo adottato questo metodo del silenzio perché ci è sembrata la via più giusta. Abbiamo visto che più si esaltava il caso, più si peggiorava la situazione per lei e per noi. Anche se noi stiamo facendo grandi sforzi, insieme agli sforzi della Francia, alle manifestazioni organizzate in Italia e in altri Paesi europei, abbiamo visto che tutto questo inizia a fomentare gli estremisti e tutto si riduce ad una presa di posizione dalla quale non si uscirà mai. Noi non vogliamo un confronto con gli estremisti e con i fondamentalisti; quello che vogliamo è che nella nostra società non ci siano più Asia Bibi". Tutta l'intervista, naturalmente anche in audio, è su Radio Vaticana ("Asia Bibi. Paul Bhatti: serve più prudenza per non fomentare gli estremisti" http://is.gd/HPRoAR).

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