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Sharon in coma diventa statua e Israele rimane di sale

L'ex premier istraeliano Ariel Sharon è stato raffigurato in una statua in coma (come è effettivamente dal 2006) ma l'opera dello scultore israeliano Noam Braslavsky ha provocato un vero vespaio di polemiche in Israele leader che nella destra israeliana molti ancora rimpiangono.

Lo scultore israeliano Noam Braslavsky sulla scia del collega brasiliano Gil Vicente, che ha esposto i suoi discutibili lavori intitolati "Inimigos", nemici, opere consistenti nella riproduzione degli assassinii di vari uomini politici del mondo, ha collocato nella galleria d'arte Kishon di Tel Aviv una statua dell'ex premier Ariel Sharon (in coma dal 2006 in seguito ad un ictus seguito da emorragia cerebrale), disteso in un letto di ospedale dallo schienale rialzato, vestito di un pigiama celeste, collegato a macchinari medici tra cui un monitor che segna l'elettroencefalogramma piatto.
L'installazione è sicuramente di dubbio gusto ed ha provocato, com'era prevedibile, un vero vespaio di polemiche in Israele dove Sharon, che non è ancora morto, è ricordato come un uomo forte, l'uomo del Libano e del ritiro da Gaza, quello che ebbe il coraggio o la sfrontatezza di percorrere la Spianata della Moschee, insomma un leader che nella destra israeliana molti ancora rimpiangono.
"Ho saputo che tiene gli occhi aperti e che non ha perso peso e ho preparato la statua di conseguenza", ha risposto lo scultore alle domande a riguardo. E poi: "La mia opera non è soltanto una scultura, ma è una istallazione che suscita nello spettatore un processo emotivo. E' un'allegoria dello stato di Israele stesso".
A sostegno di Braslavsky parla la curatrice della mostra Renata Kishon che afferma: "Compito dell'arte è raggiungere aree che possono essere state rimosse dal pubblico. Chi di noi non si è mai chiesto come dev'essere diventato, in quel letto, l'uomo che una volta rappresentava Israele?".
All'inaugurazione della mostra, è certo, non presenzieranno né i membri del Kadima, il partito fondato da Sharon poco prima dell'ictus, né tanto meno i suoi familiari, che per bocca di uno dei figli lo hanno annunciato pubblicamente.

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