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Apple Store "tarocchi" in Cina: a Kunming erano 22 i negozi "falsi"

Apple Store con commessi, arredamento, poster e "atmosfera" assolutamente "Apple Store" si rivelano falsi in Cina. Ma quel che può dare le dimensioni del fenomeno è che 22 erano solo a Kunming, nello Yunnan. Mai sentito Kunming? E' "alla fine della terra" scrive il blogger che ha scoperto il ripoff.

La Cina si sa, già dagli anni '70 è vicina. Ma lo è ancora di più ai gangli della società occidentale da quando, da "fabbrica dell'occidente" si sta trasformando anche in "mercato dell'occidente". Un mercato particolare però, dato che i cinesi hanno fame più di "immagine d' occidente" che di beni di consumo tout court. I cittadini cinesi, paradossalmente controllati dal Partito comunista cinese, vogliono piuttosto "consumare" all'occidentale, come se questo fosse sintomo di evoluzione e di riscatto sociale. Il fatto è che spesso, quando sorseggiano un caffé nella stessa catena ammirata nel telefilm yankee o comprano la maglietta nel negozio "in" che fa tanto francese, non immaginano che è tutto "falso". I negozi che spesso sembrano appartenere in tutto e per tutto a colossi commerciali simboli dell'occidente, sono alle volte dei veri e propri falsi commerciali. Questo certamente fa parte della "vera essenza del capitalismo" come dice Ernest Kattens, ma poco ha a che fare, sempre citando il filosofo, con la sua "effimera sostanza". In altre parole la "cafeteria" cinese della famosa catena XY potrebbe essere una "falsa cafetteria XY" e il negozio di vestiti XY potrebbe non essere altro che una "falsa boutique". In Cina, a quanto trapela dai blogger occidentali che vivono nella nuova potenza mondiale, il profumo d'occidente è spesso un falso, e neppure "d'autore". Succede così che un giovane blogger americano di stanza in Cina, a Kunming, ha scoperto qualcosa di veramente interessante. Nel quartiere dove abita (che leggendo le sue descrizioni sembra uscito da Brazil di Terry Gilliam, dove tutto cambia in modo forsennato e quasi "organico"), scopre un "ripoff" (ed è abituato a vederne tanti, avverte) davvero "perfetto": si tratta di un Apple Store. Il "ripoff" (nello slang mutuato dal linguaggio finanziario significa "una copia o una imitazione non scrupolosa") dell'Apple Store è stupefacente a partire dall'arredamento per finire con le insegne, dai poster ai commessi, dalla vetrina all'atmosfera. Solo dei piccoli particolari rivelano la natura di "ersatz" (alla Philip K. Dick), ed è l'imbiancatura poco accurata, i materiali di second'ordine a piccole imperfezioni che Apple, nei suoi standart, "non permette". E poi l'elemento più strano è che, fa notare il blogger, l' Apple Store si trovi a Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, "alla fine della terra", nota ironicamente. Il blogger aveva ragione, l'Apple Store era un falso ma la beffa è che, nella città, dalle notizie che poi sono fuoriuscite dalla stampa cinese (http://is.gd/LEEvc6) ce ne erano circa 22. Una notizia che ha dell'incredibile non tanto per la falsificazione del marchio e per tutto ciò che ne deriva in senso di diritto commerciale e di violazione della proprietà intellettuale ma. soprattutto, per il fatto che un luogo "alla fine della terra" fosse praticamente "invaso" da negozi Apple. Il blogger scrive che in un negozio "Apple Store" ("tarocco", ovviamente) gli stessi dipendenti, assolutamente in "look" da Apple Store, pensassero di lavorare per Cupertino. Dopo lo "scandalo" i negozi finti "Apple Store" a Kunming sembra che abbiano cambiato il nome in "Smart Store". Anche se il nome scelto sembra più una beffa.

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