le notizie che fanno testo, dal 2010

Di Pietro: riforma giustizia impedirà a corruzione di essere punita

Antonio Di Pietro non è aperto a nessun possibile dialogo in Parlamento, come invece sembrano propensi a fare Terzo Polo, Fini e anche il centrosinistra, perché la riforma della giustizia abbatterà "lo Stato di diritto, la divisione e il bilanciamento tra i poteri dello Stato".

Antonio Di Pietro non ci sta a nessun dialogo con chi sembra avere l'intenzione di abbattare "lo Stato di diritto, la divisione e il bilanciamento tra i poteri dello Stato". Al contrario di quanto sembrano sostenere esponenti del Terzo Polo e anche del centrosinistra, che sarebbero pronti ad un dialogo in Parlamento sulla riforma della giustizia, il leader dell'IdV e chiaro: "Contrastarla con ogni mezzo possibile in Parlamento e fuori dal Parlamento, fino a sconfiggerla definitivamente". La riforma della giustizia è davvero "epocale", spiega infatti Di Pietro, perché "metterebbe infatti fine a un'intera epoca, quella dello Stato di diritto, e ne inaugurerebbe un'altra, nella quale varrebbero princìpi opposti a quelli sanciti dalla nostra Costituzione".
"Tutto mira - spiega Antonio Di Pietro in un post sul suo sito - a circoscrivere sino ad annullare definitivamente l'autonomia e l'indipendenza dei pm, che dovranno guardarsi dal rischio di dover pagare risarcimenti altissimi, non avranno più autorità sulla polizia giudiziaria, verranno messi sotto il controllo di un'autorità che non sarà più espressione della magistratura e dovranno privilegiare la persecuzione di alcuni reati invece che di altri". "Non ci vuole molto a indovinare quali reati verranno considerati prioritari - sosttolinea il leader dell'IdV - e quali invece finiranno per essere perseguiti bene che vada nel secolo prossimo".
Ai Promotori della Libertà, Silvio Berlusconi ha affermato che "se questa riforma fosse stata fatta per tempo non ci sarebbe stata quella esondazione della magistratura dagli argini costituzionali che ha portato ad annullare un'intera classe di governo nel 1992-93". Antonio Di Pietro dà infatti ragione a Berlusconi, spiegando infatti che "con queste norme tangentopoli non ci sarebbe mai stata" perché quello a cui mira la riforma della giustizia (che Di Pietro, come Ingroia, chiama "controriforma") è "proprio impedire che la corruzione possa essere punita di nuovo come accadde ai tempi di Mani Pulite".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: