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Di Pietro: accordo Fiat fa tornare Italia al ventennio fascista

Il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro fa delle domande all'ad della Fiat Sergio Marchionne che ancora non hanno avuto rispote e spiega che l'accordo firmato dalla Fiat farà tornare l'Italia al "ventennio fascista quando c'erano i sindacati corporativi".

"In questi giorni molti hanno applaudito l'accordo firmato dalla Fiat e da alcune organizzazioni sindacali per lo stabilimento di Mirafiori, che è il più grande d'Italia - spiega attraverso un suo intervento sul suo sito Antonio Di Pietro - Altri, fra cui la Fiom che è la più grande organizzazione sindacale dei metalmeccanici, hanno invece rivolto molte critiche a quell'accordo".
L'Italia dei Valori, sottolinea Di Pietro, pensa "che quell'accordo ponga prima di tutto un enorme problema di legittimità costituzionale" perché la Costituzione sarà "negata e cancellata" se "d'ora in poi non varrà più la reale rappresentanza dei sindacati ma solo il loro aver firmato o meno un accordo" sottolineando che così "l'Italia diventa un Paese dove le aziende possono scegliere quali sindacati hanno o no il diritto di trattare".
L"'Italia torna a una situazione molto simile a quella del ventennio fascista quando c'erano i sindacati corporativi - affonda il leader dell'Italia dei Valori - Allora si diceva che per lavorare dovevi avere la tessera del sindacato corporativo in tasca, ed era così proprio perché quel sindacato garantiva l'azienda e non certo i lavoratori".
"Questo accordo conferma secondo me quanto siano giuste le domande che io e il responsabile del lavoro dell'Italia dei valori Maurizio Zipponi abbiamo già più volte rivolto a Marchionne senza mai ottenere risposte" spiega Antonio Di Pietro, che riassume:
La Fiat, da azienda unica che era, dal 2011 sarà divisa in due aziende distinte. Ad accumulare debiti è stato sinora il comparto auto, però al momento della divisione quei debiti sono stati caricati per la maggior parte tutti sull'altro. Dal punto di vista finanziario è stata certamente un'ottima mossa che porterà agli azionisti un sacco di dividendi, ma dal punto di vista industriale è una strada molto pericolosa. Per questo chiediamo a Marchionne se la sua strategia non stia mettendo a rischio la proprietà italiana anche di IVECO e CNH.
Per avere il 51% della Chrysler, la Fiat dovrà partecipare alla restituzione del prestito di almeno 7 miliardi, che il governo USA ha dato per evitarne il fallimento. La nostra domanda è semplice: dove li va a prendere questi soldi, che al momento non ha? Non è che Marchionne pensa di farseli dare dal sistema bancario italiano a spese dell'intero paese, come la Fiat ha già fatto pochi anni fa per evitare il fallimento?

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