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Antonio Di Pietro: in Afghanistan per il "mantenimento della guerra"

Antonio Di Pietro si domanda "cosa ci stiano a fare i nostri militari" in Afghanistan e spiegando che non stanno lì per il "mantenimento della pace" ma per il "mantenimento della guerra". Senza contare quanto tutto ciò costi all'Italia, che non se lo può permettere.

"Il problema - si domanda Antonio Di Pietro in un post pubblicato nel suo blog - è domandarsi cosa ci stiano a fare i nostri militari in quel martoriato territorio e se sia costituzionalmente giustificata e politicamente utile la nostra presenza". Il leader dell'Italia dei Valori, infatti, dopo la tragica morte dell'alpino Matteo Miotto (e delle confuse notizie su come sia stato ucciso) spiega che "l'operazione cosiddetta di 'mantenimento della pace' " finora ha portato solo "morte e distruzione".
"La verità - riconosce Di Pietro - è che il nostro Paese vede morire i suoi militari e ingigantirsi le spese per una missione che può definirsi in ogni modo ma non di pace".
"Nel 2010 - spiega per esempio Di Pietro - i costi per il mantenimento della guerra italiana in Afghanistan, 4mila soldati con annessi e connessi, è stato di quasi un miliardo. E continua così, in costante aumento, appunto dal 2001. E mentre i tagli lineari del governo drenano risorse in tutti i comparti, gli investimenti nel settore militare sono sempre all'ordine del giorno".
Per Antonio Di Pietro questo è "per dare la possibilità al camerata ministro per la guerra La Russa di passare in rassegna le truppe schierate al fronte, facendosi bello con i soldi degli italiani e farfugliando risposte sempre diverse di fronte ai legittimi interrogativi dei parenti dei nostri militari caduti".
"La scorsa estate - ricorda Di Pietro - il Parlamento ha votato il rifinanziamento della missione italiana: aumento del contingente, aumento delle spese, aumento di tutto. A votare contro, soltanto i gruppi alla Camera e al Senato di Italia dei Valori, e qualche parlamentare sparso" spiegando che invece "la spesa destinata alle iniziative di cooperazione è stata, per il 2010, di 18 milioni di euro". "Un po' poco" afferma Di Pietro visto che facendo le giuste proporzioni "l'Italia destina infatti alla cooperazione internazionale solo lo 0,12% del suo Pil", quindi "in piena contraddizione con le direttive dell'Unione Europea".
Intanto, conclude Antonio Di Pietro che promette alla riapertura dei lavori parlamentari di presentare alla Camera una mozione "per ridiscutere la nostra presenza in Afghanistan e nelle cosiddette missioni di pace", mentre miliarsi di euro vengono impiegati in armi ed equipaggiamenti militari, in Italia "tutto il resto è miseria".

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