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Bagnasco: la "buona scuola" non è indottrinamento su teoria del gender

Nel corso della sua prolusione, il cardila Angelo Bagnasco chiarisce che la "buona scuola" non è quella "dell'indottrinamento" visto che la riforma in discussione al Parlamento prevede "l'insegnamento della parità di genere in tutti gli istituti". Bagnasco ricorda quindi tutti i moniti di Papa Francesco sulla teoria del gender, evidenziando che a volte certe parole del Pontefice "non in linea con il pensiero unico" sono "selezionate e oscurate" dai media mainstream.

I lavori dell'Assemblea Generale sono stati aperti dalla Prolusione del Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco, il cui discorso ha toccato le "grandi emergenze che attanagliano il mondo, a cominciare dalla brutalità omicida delle persecuzioni contro i cristiani, ricordando la grande preghiera indetta per il prossimo 23 maggio, vigilia di Pentecoste" per arrivare poi ai problemi del nostro Paese. Tra i tanti temi affrontati, Bagnasco parla anche di scuola e di "buona scuola", la riforma del governo Renzi che sta provocando non poche tensioni. Bagnasco sottolinea che "il buon senso e la storia suggeriscono di trovare delle sintesi in tempi ragionevoli, magari distinguendo temi e obiettivi". Il presidente della CEI (Conferenza episcopale italiana) auspica quindi che qualsiasi tipo di riforma porti ad "un'educazione integrale per tutti, educazione di base che molti Paesi avanzati non hanno e ci invidiano, ma libera, lontana da schemi statalisti, antiliberali". Bagnasco chiarisce però che, assieme a Papa Francesco, la CEI dice "no ad una scuola dell'indottrinamento, della 'colonizzazione ideologica' mentre dice "sì alla scuola libera, libera non perché sganciata dal sistema scolastico nazionale, ma perché scelta dai genitori, primi e insostituibili educatori dei loro figli". Bagnasco segnala quindi che "tra le modifiche approvate in Commissione al testo" della riforma della 'buona scuola' "vi è quella che prevede l'insegnamento della parità di genere in tutti gli istituti. - denunciando - Una simile previsione sembra rappresentare l'ennesimo esempio di quella che Papa Francesco ha definito 'colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un'idea che non ha niente a che fare col popolo; con gruppi del popolo sì, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un'idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura' ". Bagnasco chiarisce che "educare al rispetto di tutti, alla non discriminazione e al superamento di ogni forma di bullismo e di omofobia, è doveroso, lo abbiamo sempre affermato: rientra nei compiti della scuola. Ma - chiarisce - l'educazione alla parità di genere, oggi sempre più spesso invocata, mira in realtà ad introdurre nelle scuole quella teoria in base alla quale la femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso, ma dalla cultura".

Il cardinale ricorda quindi le parole pronunciate nell'aprile 2014 da Papa Francesco nel corso del discorso alla Delegazione dell'Ufficio internazionale Cattolico dell'Infanzia, quando ammonì: "Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva (…) Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio. Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, pretesa la modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del pensiero unico". Bagnasco ricorda che "in altra occasione il Santo Padre ha ribadito che 'questa complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia' " mentre "a Napoli il Papa disse che la cosiddetta 'teoria del gender' è uno 'sbaglio della mente umana' e successivamente ha espresso il dubbio 'se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa confrontarsi con essa' (Papa Francesco, Udienza generale, 15 aprile 2015)".

Il presidente della CEI osserva però come "a volte, certe parole del Papa, non in linea con il pensiero unico, siano selezionate e oscurate da chi ha altre parole da far valere e diffondere nella pubblica opinione". Ben poca risonanza hanno fatto le parole del Pontefice quando ha avverto che "la famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell'effimero, una mancanza di apertura alla vita" e ancora che "l'individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari". Bagnasco rammenta quindi che "nell'orizzonte parlamentare va avanti il disegno di legge delle cosiddette 'unioni civili e delle convivenze' ", evidenziando che "il testo di legge in questione ancora una volta conferma la configurazione delle unioni civili omosessuali in senso paramatrimoniale" perché "tale palese equiparazione viene descritta senza usare la parola 'matrimonio', ma in modo inequivocabile" visto che all'articolo 3 si legge che "le disposizioni contenenti le parole ‘coniuge', ‘coniugi', ‘marito' e ‘moglie', ovunque ricorrano nelle leggi, nei decreti e nei regolamenti, si applicano anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso". Bagnasco avverte quindi che "questa equiparazione riguarda anche la possibilità di adozione, che per ora si limita all'eventuale figlio del partner (art. 5). - denunciando - E' evidente che come è successo in altri Paesi l'adozione di bambini sarà estesa senza l'iniziale limitazione. Così come è evidente, ancora alla luce di quanto accade altrove, che presto sarà legittimato il ricorso al cosiddetto 'utero in affitto', che sfrutta indegnamente le condizioni di bisogno della donna e riduce il bambino a mero oggetto di compravendita". Il presidente della CEI ribadisce che "il desiderio della maternità o della paternità non può mai trasformarsi in diritto per nessuno" poiché, conclude, "alimenta anche così la 'cultura dello scarto', categoria che tanto piace se applicata a certe situazioni, ma non a queste".

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