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Bagnasco: giovani educati a valori surrogati, come teoria del gender

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, apre il convegno per il decennale dell'associazione Scienza & Vita, invitando tutti a combattere una "vera guerra in difesa dell'uomo" perché ormai i giovani "non vengono educati ai valori e agli ideali più alti, ma a loro surrogati, finendo per accontentarsi di obiettivi bassi". Tra questi, anche la teoria del gender.

Il cardinale Angelo Bagnasco torna ad ammonire sui pericoli basati sull' "idea di una libertà che per essere tale deve essere assoluta, assolutamente autocentrata, separando così la cultura dalla natura e lo spirito dal corpo". Nella relazione d'apertura del convegno per il decennale dell'associazione Scienza & Vita dal titolo, Quale scienza per quale vita? il presidente della Conferenza episcopale italiana spiega che è giunto il tempo di combattere una "vera guerra in difesa dell'uomo", sottolineando che "uno dei motivi di preoccupazione ci viene dalla sistematica diffusione, a partire da luoghi che, come la scuola, dovrebbero rappresentare un modello in senso contrario, dell'ideologia del gender". Bagnasco sottolinea come la teoria del gender cerca infatti di diffondere la convinzione che "il sesso di una persona non le sarebbe dato da ciò che essa è costitutivamente, ma sarebbe oggetto di una libera scelta di ognuno". Per evidenziare i paradossi (e la pericolosità) della teoria gender, Bagnasco ricorda per esempio come "in alcuni asili nel nostro Paese è stata proposta l'abolizione della festa della mamma e del papà, al fine di non discriminare altre forme alternative, che vedrebbero la presenza di due papà o di due mamme, - aggiungendo - o forse tre nel caso che due donne crescano un bambino al quale nessuna delle due abbia fornito il gamete femminile; o quattro se una, esterna alla coppia, fosse la donatrice dell'ovulo e una la gestante; o cinque nel caso che il bambino sia stato svezzato e allattato da una donna diversa ancora". Tutto ciò, avverte il presidente della CEI, rischia di provocare, soprattutto nei bambini, "incalcolabili conseguenze psicologiche e relazionali".

Bagnasco sottolinea anche il pericolo insito quando "il rispetto della vita è intermittente o interessato" portando come esempio il caso "della contesa di una star televisiva con l'ex-marito, a proposito della sorte di due ovuli fecondati dalla coppia" poiché "l'intenzione di lei è di distruggerli, essendo ora naufragato il matrimonio, mentre lui non vorrebbe rinunciare alla sua partenità". "Il perseguimento di un bene non può distruggerne un altro" chiarisce il cardinale, precisando: "Non si può senza malizia affermare la bontà dell'aborto, della sperimentazione sugli esseri umani o della distruzione di embrioni" e neanche, aggiunge a braccio, "del cosiddetto aborto post partum, bella frase per oscurare o addolcire l'infanticidio". Bagnasco evidenzia infatti che se "da un certo punto di vista, infatti, la creazione di embrioni favorisce il sorgere della vita e il bene della prole; si oppone però in modo grave al bene stesso della vita, oltre a quelli della relazionalità e della sponsalità". Per Bagnasco, quindi, non è accettabile il ragionamento secondo il quale è "moralmente buona ogni azione che va a vantaggio dell'uomo in quanto soddisfa il suo desiderio" essendo questo un "procedimento logico" che giustifica "tante pratiche lesive della vita".

A preoccupare il cardinale Angelo Bagnasco sono anche le tematiche del fine vita "con il diffondersi di un atteggiamento verso la morte che ben rispecchia il senso di proprietà assoluta verso se stessi e il proprio corpo, con la pretesa di poter porre fine alla propria vicenda umana quando questa non sia più ritenuta degna di essere continuata". Per questo per il cardinale "la difesa della vita non può prescindere dal discorso sulla scienza" sottolineando che la Chiesa "favorisce lo sviluppo della scienza e la ritiene un bene essenziale per l'uomo" aggiungendo però che la scienza "non è puramente oggettiva" poiché "ha bisogno di interpretazioni e correzioni". Bagnasco invita quindi gli scienziati a "non aver paura della fede" perché quest'ultima sa "mettersi in ascolto della scienza", evidenziando che "una ragione che non si ponga i grandi interrogativi si spegne e rinuncia all'orizzonte del senso" mentre "una ragione aperta ha saputo cogliere e coltivare i fondamenti dell'umano". In questo senso, precisa Bagnasco, ha anche "una funzione di vigilanza sulle religioni" soprattutto nei confronti del fondamentalismo "che va contro l'umano".

"Quando il matrimonio è svilito a convivenza o ad accordo provvisorio tra due persone; quando la genitorialità è svincolata dall'amore e dalla fedeltà tra un uomo e una donna" e quando la sessualità "si riduce a mero strumento di soddisfazione, si compromette la vocazione integrale della persona umana e si fa passare un messaggio che condiziona fortemente le persone e soprattutto le nuove generazioni" prosegue Angelo Bagnasco. Per il cardinale, infatti, i giovani "non vengono educati ai valori e agli ideali più alti, ma a loro surrogati, finendo per accontentarsi di obiettivi bassi. - aggiungendo - È a questo proposito che ho già avuto modo di parlare di ‘colonizzazione ideologica', a indicare la pervasività delle concezioni contrarie alla vita o alla verità dell'uomo. È una colonizzazione perché è presente al punto di diventare dominante, assoluta, indiscussa perché invisibile eppure ben radicata". Di qui l'importanza di proseguire "l'impegno di sensibilizzazione culturale e di formazione delle coscienze".

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