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Mafia, boss Corleone: Alfano dimentica gli "amici" e aggrava 41 bis, spariamogli come a Kennedy

I nuovi padrini di Corleone accusano Angelino Alfano di aggravare il carcere duro, il 41 bis, e progettano un attentato al ministro dell'Interno. I boss paragonano Alfano a Kennedy perché entrambi sono saliti al potere con i voti della mafia, affermano nelle intercettazioni, e poi si sono scordati degli "amici". E come Kennedy, Alfano doveva morire.

A quasi 52 anni dall'assassinio John Fitzgerald Kennedy la mafia di Corleone stava per colpire ancora. Stando ad alcune intercettazioni dei Carabinieri i nuovi padrini di Corleone, fermati questa notte su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sostengono infatti che sarebbe stata Cosa Nostra a decidere ed eseguire l'assassinio di Kennedy, colpevole di non aver agevolato gli interessi della "famiglia". Ugualmente reo sarebbe Angelino Alfano e uguale sarebbe dovuta essere la sua fine per i fermati dalla Procura. In una intercettazione tra i boss si sente infatti: "Questo Angelino Alfano è un porco con le persone, chi minchia glielo ha portato allora qua con i voti di tutti... degli amici... è andato a finire là... insieme a Berlusconi ed ora si sono dimenticati di tutti... dalla galera dicono cose tinte su di lui, ed io gliel'ho detto a Vincenzo, se siamo, se c'è l'accordo... lo fottiamo a questo... lo fottiamo, gli cafuddiamo una botta in testa... ci vuole un po' d'impegno, gli cafuddiamo una botta in testa". Poi il paragone tra Alfano a Kennedy: "Perché a Kennedy chi se lo è masticato. Non ce lo siamo masticato noialtri là in America. E ha fatto, ha fatto le stesse cose che ha fatto Angelino Alfano... che prima è salito con i voti di cosa nostra americana e poi gli ha voltato le spalle... eh... dunque se non ci difendiamo". E' probabile che i boss mafiosi non avrebbero aspettato che Alfano se ne fosse andato a bordo di una limousine ministeriale a salutare il popolo, ma a quanto pare l'idea era proprio quella di uccidere il ministro dell'Interno con un colpo alla testa sparato da un cecchino. L'attentato contro Alfano, colpevole di voler inasprire il carcere duro, il 41 bis, era da organizzare a Roma oppure in Sicilia, durante la campagna elettorale, ma dalle parole non si è più passati ai fatti. I fermi ai fedelissimi di Totò Riina sono arrivati perché i Carabinieri hanno ascoltato nell'ultimo periodo troppe conversazioni su armi da nascondere.

"La liberazione della mia terra, della terra di Sicilia da questi maledetti vale più della mia vita" commenta Angelino Alfano, aggiungendo: "Vi sono tante donne, tanti uomini e tanti servitori dello Stato che rischiano come e più di me, ho deciso come tutti loro di non curarmi di queste minacce e di andare avanti. So bene che Riina e i suoi seguaci mafiosi corleonesi me l'hanno giurata per due motivi: il carcere duro e le leggi che abbiamo fatto approvare per il sistema normativo che avevo sostenuto nei confronti delle confische e dei sequestri patrimoniali ai loro soldi".

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