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Angelina Jolie a Lampedusa, mantenere confini aperti. Anche ai libici

Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, e ieri da Lampedusa l'UNHCR e la sua ambasciatrice Angelina Jolie hanno invitato tutti a "mantenere i confini aperti". Anche ai libici, che scappano da una terra martoriata dalla guerra, affinché un giorno possano "ritornare in Patria liberamente e in sicurezza", come auspica il Papa.

Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato, e a Lampedusa è sbarcata ieri l'attrice Angelina Jolie in qualità di ambasciatrice di buona volontà dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Angelina Jolie ha ricordato come Lampedusa sia la capitale mondiale dell'accoglienza, e rivolgendosi direttamente ai lampedusani durante la cerimonia alla Porta d'Europa, monumento che ricorda i migranti morti in mare, spiega: "Voi non immaginate quel che avete rappresentato quest'anno per tutte quelle persone che cercano aiuto disperatamente. E' difficile pensare quante persone hanno rischiato e perso la vita loro e dei loro bambini guardando questo bellissimo mare. Vedo qui famiglie e penso come la vita di queste persone deve essere stata orribile per decidere di andare in mare su quelle carrette, con il rischio di morire di fame e di sete o di annegare. E pensate cosa vuol dire per quelle persone trovare voi che li avete accolti. E' un onore essere qui". Con Angelina Jolie anche Antonio Guterres, Alto commissario dell'UNHCR, che ricorda come "i Paesi non hanno l'obbligo di accogliere permanentemente i migranti economici, che hanno comunque diritto a un trattamento umano, ma hanno l'obbligo di assistere i rifugiati, offrendo le protezioni previste", invitando quindi a "mantenere i confini aperti". Confini che in Italia rimangono aperti grazie all'accoglienza di comunità come quelle di Lampedusa, ma che rischiano invece di chiudersi per colpa di determinate scelte politiche. Venerdì 17, per esempio, l'Italia ha firmato con il Comitato di transizione libico (CNT) un accordo per il rimpatrio degli immigrati irregolari provenienti dalla Libia. Un accordo che continua a lasciare perplessi alcuni attenti osservatori, soprattutto rammentando le parole del Ministro degli Interno Roberto Maroni quando spiegava che i "profughi non possono essere rimandati indietro finché c'è la guerra in Libia" perché "la regola europea è che se i rifugiati arrivano in un Paese devono rimanere lì". E invece in questi giorni lo stesso Maroni aveva addirittura ipotizzato l'idea di chiedere alla NATO di istituire un blocco navale davanti le coste libiche per impedire che gli immigrati uscissero dal Paese. La NATO sembra che abbia rispedito al mittente la proposta, forse ricordandosi che molte persone che partono dalla Libia su quei barconi potrebbero avere il diritto di acquisire lo status da rifugiati. E se da una parte quindi l'UNHCR sottolinea di essere sempre "contraria alla politica dei respingimenti", dall'altra anche Papa Benedetto XVI, in visita pastorale a San Marino, ricorda non solo che "quest'anno si celebra il sessantesimo anniversario dell'adozione della Convenzione internazionale che tutela quanti sono perseguitati e costretti a fuggire dai propri Paesi" ma invita "le Autorità civili ed ogni persona di buona volontà a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in Patria liberamente e in sicurezza".

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