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Norvegia, Breivik: altre due cellule, parte di rete transnazionale

Anders Behring Breivik, l'autore del doppio attentato che in Norvegia ha causato la morte di almeno 76 morti, avrebbe affermato di essere stato aiutato da "altre due cellule", parte di una presunta rete transnazionale di "cavalieri templari".

Anders Behring Breivik, l'autore del doppio attentato che in Norvegia ha causato la morte di almeno 76 morti, stando all'ultimo bilancio, ha rischiato di essere linciato dalla folla che l'attendeva all'ingresso del tribunale, dove si è svolta l'udienza preliminare. E se al momento dell'arresto Breivik avrebbe detto di aver fatto tutto da solo, davanti al giudice Kim Heger avrebbe affermato che in realtà sarebbe stato aiutato da "altre due cellule", che farebbero parte di una rete transnazionale di "cavalieri templari" con "fratelli e sorelle in Inghilterra, Francia, Germania, Svezia, Austria, Italia, Spagna, Finlandia, Belgio, Olanda, Danimarca, USA". Anche i pubblici ministeri, e gli investigatori, non escludono il fatto che Anders Behring Breivik possa essere stato appoggiato da qualcuno, tanto che sono cominciate le indagini per verificare se tale rete transnazionale abbia davvero radici in mezza Europa. Il giudice ha stabilito intanto per Breivik 8 settimane di carcere preventivo, di cui 4 settimane in isolamento, dove non potrà comunicare con nessuno, soprattutto con i media. Anche la prima udienza del processo si è tenuta a porte chiuse, probabilmente per evitare di diffondere i deliri di un folle il cui principale obiettivo sembra essere quello di "pubblicizzare" la propria ideologia. Ad Oslo, e in tutta la Norvegia, intanto, sembra sia iniziato un dibattito atto ad allungare la pena massima detentiva, che nel Paese è stabilita a 21 anni, anche se c'è la possibilità in casi eccezionali di poter estendere ulteriormente la condanna. Il perdono non arriva neanche dal padre di Anders Behring Breivik, già da tempo trasferitosi nel sud della Francia dopo la separazione con la moglie. Al tabloid svedese "Expressenun" il padre di Breivik ha dichiarato che il figlio "avrebbe fatto meglio a uccidersi lui piuttosto che ammazzare così tanta gente" chiedendosi come abbia "potuto stare lì, uccidere tante persone innocenti e pensare che tutto quel che aveva fatto andava bene?". "Lo scopo dell'attacco non era tanto provocare il massimo numero di morti ma era quello di dare un forte segnale alla Norvegia" oltre che "un segnale per la salvezza europea", avrebbe detto Breivik nel corso dell'udienza. Il segnale che Breivik voleva dare sembra essere quello di colpire al cuore il partito laburista, che secondo l'assassino avrebbe favorito l'immigrazione.

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