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Breivik: o assoluzione o morte. Due cellule pronte a colpire ancora

Prosegue il processo di Anders Behring Breivik, e in questi ultimi due giorni di udienze l'imputato ha spiegato le "ragioni" del massacro, confermando che in libertà ci sarebbero altre due cellule pronte a colpire ancora in Norvegia.

Continua il processo di Anders Behring Breivik (http://is.gd/Nn024U), l'autore delle stragi di Oslo e Utoya che il 22 luglio scorso ha causato 22 vittime e 42 feriti gravi.
Per 5 giorni Breivik sarà ascoltato dalla Corte, e nel corso dell'udienza di lunedì il fanatico nazionalista ha affermato di aver agito per "legittima difesa" visto che quelli ad Oslo e Utoya "erano attacchi preventivi per preservare la razza norvegese". Anche per questo motivo Breivik ha sostenuto, continuando a non provare alcun minimo rimoso per quanto compiuto, che lo "rifarebbe nuovamente", orgoglioso anche del fatto di aver "portato a termine il più sofisticato e spettacolare attacco politico mai commesso in Europa sin dai tempi della Seconda guerra mondiale". Senza alcuna pietà per i familiari delle vittime, Breivik sostiene che i 69 giovani laburisti uccisi "non erano ragazzi innocenti" perché quello ad Utoya, secondo il suo ragionamento, sarebbe stato "un campo di indottrinamento per attivisti politici" dove si formavano "i comunisti più estremisti della Norvegia".
Gli attacchi compiuti da Breivik, spiega ancora il biondo estremista di destra, sarebbero stati compiuti infatti "per preservare la razza norvegese".
Breivik aggiunge quindi che "morire per il nostro popolo non è soltanto un nostro diritto ma un dovere", e il plurale sarebbe giustificato dal fatto che l'autore delle stragi di Oslo e Utoya continua a sostenere che ci sarebbero almeno altre due cellule del presunto "Ordine dei Cavalieri Templari", pronte a perpetrare nuovi attacchi. Nel corso della seconda udienza davanti al Tribunale Distrettuale della capitale norvegese Anders Behring Breivik dichiara infatti: "Io sono soltanto uno dei tanti militanti nazionalisti in circolazione. La cosa importante è che io non sono l'unico e che, se le nostre richieste non saranno accolte, se cioè il Partito Laburista non la smetterà di destrutturare la cultura della Norvegia, quanto è già successo accadrà di nuovo, ancora e ancora".
Breivik, che non ha fornito "informazioni suscettibili per condurre a nuovi arresti", si è detto però convinto del fatto che "noi nazionalisti vinceremo e sarà la fine del dominio dell'estrema sinistra".
Sia la polizia norvegese che gli inquirenti, invece, sostengono che non esisterebbe nessun gruppo che si muove seguendo l'ideologia che Breivik sta cercando di diffondere anche attraverso il processo, purtroppo non senza successo visto che a quanto pare in carcere sembra che gli arrivino decine e decine di lettere di "sostenitori".
Breivik lunedì asseriva di non essere spaventato di passare il resto della sua vita in carcere perché, spiega: "Io sono nato in una prigione in cui non è possibile esprimere liberamente le proprie opinioni, questa prigione è la Norvegia".
Nel corso della seconda udienza, invece, Breivik, che si è già dichiarato innocente per il massacro compiuto, aggiunge però che "questo caso ha solo due possibili esiti: l'assoluzione o la morte" visto che per lui "21 anni di prigione (che si tramuterebbe di fatto in ergastolo con eventuali pene secondarie, ndr) sono una punizione patetica".
Anders Behring Breivik afferma inoltre che è stata una "vergogna" il fatto che la Corte abbia ricusato un giurato perché avrebbe scritto su Facebook, il giorno dopo le stragi, che "la pena di morte è l'unica misura giusta in questi casi". A chiedere la ricusazione, però, non è stata solo la pubblica accusa ma anche la difesa di Breivik.

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