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Breivik: molti ragazzi erano paralizzati. TV questo non lo fa vedere

Continua il processo contro Breivik, l'autore delle stragi di Oslo e Utoya, che confessa come il suo obiettivo fosse quello di "uccidere tutti" ma di aver scoperto una cosa che la TV non fa vedere, e cioè che molti ragazzi per la paura rimanevano paralizzati davanti a lui.

Anders Behring Breivik, l'autore delle stragi di Oslo e Utoya, all'inizio della terza giornata di deposizione non ha effettuato il suo saluto con braccio teso e pugno chiuso, pare come da richiesta del suo difensore. Un particolare che forse potrebbe andare ad incidere sulla decisione finale della Corte che ha il compito di giudicare anche sulla "sanità mentale" di Breivik, che ha quanto sembra ha "scientemente" deciso di non provocare ulteriormente la Corte e i parenti delle vittime, almeno non ripetendo quel gesto.
Con le parole, invece, Breivik continua a mostrarsi freddo e impassibile nel raccontare il perché dei due attentati che causarono 77 morti e 42 feriti gravi. In realtà, l'obiettivo di Breivik era quello di "uccidere tutti", e cioè l'intero governo norvegese, compreso il primo ministro, e i circa 600 partecipanti del campo per giovani laburisti ad Utoya. Anders Behring Breivik spiega che la costruzione della bomba però è stata più difficle del previsto, altrimenti ne avrebbe piazzate altre davanti al partito laburista e il palazzo reale. Per questo motivo, Breivik ha raccontato di aver così cambiato il suo piano iniziale, e che si sarebbe allenato per la sparatoria compiuta sull'isola di Utoya grazie a dei videogame. Nonostante questo, nella sua mente Breivik aveva progettato di veder "annegare" tutti i ragazzi del campo laburista radunati ad Utoya, per poi invece "decapitare" l'ex primo ministro laburista Gro Harlem Brundtland, che però era già volata via dall'isolotto dopo un suo breve intervento. Il brutale omicidio sarebbe stato "filmato", con l'idea di diffondere il video su internet. Il "bersaglio numero due" di Breivik era invece il leader dell'ala giovanile del partito, Eskil Pedersen.
Nel corso dell'udienza di oggi, invece, Breivik avrebbe rivelato che prima di sparare contro i giovani laburisti "era terrorizzato", aggiungendo: "Non avevo veramente voglia di farlo". Nonostante questo, l'autore delle stragi ammette freddamente che quando "qualcuno si fingeva morto" gli dava "il colpo di grazia" alzando "l'arma e sparandogli in testa".
Mentre Breivik descrive dettagliatamente come ha ucciso i 69 ragazzi di Utoya, i familiari delle vittime si sono stretti l'uno con l'altro in un abbraccio, non riuscendo a trattenere le lacrime. Con la sua solita freddezza l'autore del massacro ricorda infatti per esempio di come "alcuni di loro erano completamente paralizzati, non potevano correre", aggiungendo: "Sono cose che non fanno mai vedere in tv. Era molto strano".
Ad un avvocato che rappresenta i familiari delle vittime, che gli chiedeva spiegazioni riguardo al presunto distacco che prova nel ricordare le stragi, Breivik avrebbe risposto: "Posso decidere di rimuovere lo scudo mentale, ma ho deciso di non farlo... perché non sopravviverei".

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