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Attentato Oslo, Breivik: "un atto atroce ma necessario"

Anders Behring Breivik, il folle assassino di Oslo, afferma di voler spiegare al modo le sue "ragioni", per questo desidera un processo a porte aperte.

Il premier norvegese Jens Stoltenberg, subito dopo l'attacco ad Oslo e all'isola di Utoya per mano di Anders Behring Breivik, aveva immediatamente chiarito: "Nessuno potrà ridurci al silenzio, nessuno ci potrà mai farci avere paura di essere norvegesi - e ancora - Non ce le farete a distruggerci, non distruggerete né le nostre idee né la nostra democrazia, né i nostri ideali per un mondo migliore. Nessuno può sperare di metterci a tacere". Affermazioni che a qualcuno hanno fatto pensare che dietro la mano di Anders Behring Breivik ci potesse essere in realtà una vera e propria rete atta a colpire le fondamento dello Stato. L'assassino di circa un centinaio di persone, invece, afferma di aver fatto "tutto da solo", nonostante alcuni superstiti hanno raccontato di aver visto sull'isolotto dove erano radunati i giovani del partito laburista un secondo uomo. Che Anders Behring Breivik sia stato aiutato da qualcuno è anche il sospetto della polizia norvegese, visto che oltre alla folle ideologia i due attentati sembrano essere stati organizzati in una maniera troppo "perfetta". L'esplosivo piazzato ad Oslo, per esempio, è stato fabbricato usando del fertilizzante (Anders Behring Breivik ne aveva acquisto sei tonnellate, consegnate a maggio nella sua fattoria di Oslo). Ma serve molta esperienza per preparare quel potente ordigno esploso nel centro della capitale norvegese, non è ancora chiaro se attraverso un timer o un radiocomando. Qualche testimone sembra abbia visto Anders Behring Breivik nella zona, il che vorrebbe dire che solo dopo la deflagrazione della bomba il folle l'assassino avrebbe raggiunto Utoya per compiere la carneficina. Su internet l'assassino pubblica un memoriale di circa 1.500 pagine (molte delle quali con concetti "copiati e incollati" dal manifesto di Unabomber, che negli stati Uniti ha invito per anni pacchi esplosivi), ma la sua personale crociata comincia anni prima, tanto da farlo pensare che sarà ricordato come "il più grande mostro dalla seconda guerra mondiale in poi". Per questo motivo, Anders Behring Breivik non ha opposto resistenza una volta che la polizia (giunta sull'isola, secondo molti, con troppo ritardo) è riuscito a stanarlo, perché il suo secondo obiettivo è spiegare al mondo, attraverso il processo, le sue "ragioni" visto che lui si sentirebbe "un eroe, salvatore del nostro popolo e della Cristianità europea, un distruttore del male e un portatore di luce". "E' stato un atto atroce ma necessario" avrebbe detto al momento dell'arresto. Peccato che Papa Benedetto XVI, dopo aver espresso "profondo dolore per i gravi atti terroristici accaduti in Norvegia" ripete "l'accorato appello ad abbandonare per sempre la via dell'odio e a fuggire dalle logiche del male".

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