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Terremoto, Anci: senza poteri a sindaci sarà desertificazione

Mario Occhiuto dell'Anci riflette sui ritardi nella ricostruzione post terremoto.

"E' sempre più necessario il conferimento di poteri diretti di intervento ai sindaci nelle ricostruzioni del post terremoto", dichiara in una nota il delegato Anci a urbanistica e lavori pubblici, Mario Occhiuto, sottolineando: "Le popolazioni sopravvissute al sisma non riescono a recuperare in tempi ragionevoli né condizioni di vivibilità accettabile, né tantomeno i riferimenti essenziali delle rispettive comunità: luoghi, servizi, infrastrutture, posti di lavoro. La dispersione delle comunità in altri territori, a distanza di mesi, rischia di dissolvere le singole identità socio-culturali, mentre la mancata ripresa delle attività produttive aggrava l'azione distruttiva del sisma".

"Il chiarimento richiesto dal presidente Paolo Gentiloni al commissario Vasco Errani sui ritardi che si stanno accumulando nel centro Italia - prosegue - non tiene conto dell'insufficienza sistemica dell'approccio amministrativo e procedurale a una reale ricostruzione". "Se ogni intervento operativo è subordinato ad un altro adempimento, da parte di un altro soggetto, la cui azione è subordinata ad un ulteriore adempimento, di un ennesimo soggetto, e così via all'infinito, il futuro dei luoghi colpiti dal sisma non può che essere la desertificazione", avverte.

"La strategia vincente - suggerisce quindi il delegato Anci - è l'operatività verso il basso, ovvero dallo Stato alla Regione, dalla Regione ai Comuni. Questi ultimi, dotandosi di un supporto finanziario ad hoc, di strumenti gestionali, urbanistici e tecnici, devono poter predisporre i progetti, appaltare i lavori e controllarne il buon esito. Il sindaco dovrebbe essere nominato funzionario delegato della Regione. A lui dovrebbe spettare la responsabilità personale di valutare le domande di contributo, di verificare il progetto delle opere da finanziare e di emettere i mandati di pagamento. A livello superiore, la Regione dovrebbe istituire una 'authority' locale con forti e rapide capacità decisionali, tecniche e di spesa".

"Lo Stato ha già ampiamente delegato funzioni alle Regioni, le quali però dovrebbero in questo momento adempiere in modo più deciso. - specifica - I ritardi, anche rispetto alla rimozione delle macerie, costituiscono inadempienze pesanti proprio da parte delle Regioni: è opportuno porvi rimedio in tempi rapidissimi. Lo Stato dovrebbe da parte sua garantire gli interventi principali di protezione civile e reperire e convogliare le necessarie risorse verso la Regione. Serve un'organizzazione radicata nel territorio e burocraticamente snella, soprattutto per le procedure di appalto, di forniture di primaria importanza e per le autorizzazioni alla riedificazione".

"Per esempio, - evidenzia Occhiuto - assimilare la macerie di un terremoto a rifiuti edili significa fatalmente rallentarne la rimozione. Ancora non si comprende perché ricostruire dove e come era prima di un sisma un edificio, una stalla o un capannone debba far richiedere i medesimi pareri e le medesime procedure riservati alle costruzioni ex novo. In tema di appalti sarebbe sensato prevedere meccanismi straordinari, in virtù dei quali le stazioni appaltanti beneficino delle cosiddette deroghe".

© riproduzione riservata | online: | update: 30/06/2017

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