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Parigi, attentato al PKK. Amnesty: "rivoltare ogni pietra"

Si cerca un movente per l'uccisione delle tre attiviste del PKK trovate senza vita in un ufficio del Kurdistan a Parigi. Ma se l'intento era fermare i negoziati di pace tra PKK e governo turco, Recep Tayyip Erdogan afferma che l'attentato non fermerà il dialogo. Amnesty International sollecita un'indagine "rapida ed approfondita".

Il 9 gennaio a Parigi in Rue Lafayette, nella sede dell'Ufficio d'informazioni del Kurdistan della capitale francese, sono state trovate senza vita tre attiviste curde del del gruppo armato Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Sakine Cansiz, tra i fondatori del Pkk e altre due donne, Fidan Dogan e Leyla Söylemez, sono state freddate con dei colpi di arma da fuoco alla nuca e al petto. Una vera e propria esecuzione quindi, probabilmente ad opera di un sicario, che apre un ventaglio di ipotesi che vanno da una vendetta interna al movimento curdo al tentativo di impedire i negoziati di pace avviati con il governo Turco. Ma rassicurazioni sul proseguimento della trattativa sono date oggi dallo stesso premier turco Recep Tayyip Erdogan, in visita in Senegal, che afferma come l'attentato non fermerà il dialogo con il Pkk. "Andremo avanti con buona volontà fino a raggiungere un risultato", ha detto il premier turco. Amnesty International ha sollecitato un'indagine "rapida ed approfondita" sull'uccisione delle tre attiviste curde. John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International dichiara: "Dev'esserci giustizia per quelli che appaiono omicidi politici. Le autorità francesi dovranno rivoltare ogni pietra nel corso delle indagini e le autorità turche dovranno cooperare in pieno per portare i responsabili di fronte alla giustizia". Amnesty International, che ricorda come l'attentato abbia avuto luogo proprio mentre il governo turco ed il PKK avevano avviato negoziati di pace, ribadisce in una nota che "da quando nel 1984 sono iniziati gli scontri tra il Pkk e l'esercito turco, sono morte oltre 40.000 persone". "Il conflitto ha prodotto gravi violazioni dei diritti umani, sia nella regione curda sud-orientale che nel resto della Turchia - si legge sempre nella nota dell'organizzazione -. Tra le sue richieste, il Pkk domanda l'autonomia dei curdi. Negli ultimi anni, a fronte di flebili tentativi di negoziato, gli scontri tra le forze armate turche e il Pkk sono aumentati".

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