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Iran: pastore cristiano rischia pena di morte. Appello di Amnesty

In Iran un pastore cristiano, Yousef Nadarkhani, rischia di essere condannato a morte per "apostasia", in quanto si è rifiutato di abiurare la sua fede cristiana. Amnesty International lancia un appello per fermare la possibile esecuzione.

Amnesty International lancia un appello per cercare di salvare la vita di Yousef Nadarkhani, un pastore cristiano arrestato dalle autorità iraniane il 13 ottobre 2009. Come riassume Amnesty, il pastore cristiano è "prigioniero di coscienza, detenuto unicamente a causa del suo orientamento religioso", visto che inizialmente fu condannato a morte per "apostasia" (settembre 2010), anche se la sentenza è stata ribaltata dalla Corte Suprema nel luglio del 2011. Yousef Nadarkhani si è rifiutato di abiurare la sua fede cristiana ma, da quanto si apprende, e anche a causa di una protesta internazionale, "un funzionario iraniano vicino alle guardie rivoluzionarie, ha comunicato il 30 settembre 2011" che nei confronti del pastore non pendono più "accuse legate alla sua fede, ma di 'estorsione e stupro". Accuse queste respinte dall'avvocato di Nadarkhani, che ha negato che queste imputazioni "siano state lette durante le sessioni del processo a cui era presente". Amnesty International conferma, inoltre, che tali accuse non vengono mai "menzionate nei documenti del tribunale visionate" dall'organizzazione stessa. Per questo motivo Amnesty invita a firmare un appello (http://is.gd/m6GMaz) indirizzato all'Ayatollah Sadegh Larijani, in cui si chiede "il rilascio immediato ed incondizionato di Yousef Nadarkhani" oltre a "far decadere tutte le accuse a suo carico in relazione al suo credo religioso". Fonti di Christian Solidarity Worldwide (CSW) (http://is.gd/ANfXqE) riferiscono che gli avvocati di Yousef Nadarkhani attendono probabilmente una decisione intorno, al massimo, per metà dicembre, nella speranza che il pastore cristiano venga rilasciato durante il periodo natalizio, anche per evitare una serie di proteste internazionali. Il team Leader CSW del Medio Oriente e dell'Africa sub-sahariana, il dottor Khataza Gondwe, ha infine dichiarato come sia davvero "preoccupante" che il leader supremo dell'Iran, che deve giudicare sul caso, continui a ritardare ancora la sua decisione in merito a Yousef Nadarkhani, "lasciando il pastore e la sua famiglia in uno stato di desolante limbo". "Noi continuiamo a sollecitare una decisione rapida - specifica Khataza Gondwe - chiedendo la piena assoluzione e il rilascio, in quanto il verdetto è in violazione della legge iraniana, e dello spirito dell'articolo 23 della Costituzione iraniana". "La Guida Suprema ha ora l'occasione per dimostrare l'impegno dell'Iran di lavorare all'interno di un proprio codice civile, dove l'apostasia non è un reato codificata" sottolinea Gondwe del CSW, ricordando all'Ayatollah Khamenei i "suoi obblighi in quanto firmatario del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), che permette la libertà di religione e di credo". "L'Iran deve continuato ad essere sollecitato per porre fine alla detenzione di persone senza accuse - conclude Gondwe - e per sostenere i diritti e le libertà delle minoranze religiose".

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