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Egitto: giornalisti in carcere. Amnesty: è bersaglio chi sfida narrativa ufficiale

Amnesty International, dopo le condanne in Egitto a 7 e 10 anni di carcere per i tre giornalisti di Al Jazeera, sottolinea come "oggi in Egitto chiunque osi sfidare la narrativa ufficiale è considerato un bersaglio legittimo", denunciando un sistema giudiziario egiziano che ha "più volte dimostrato di non voler o non saper celebrare processi equi e imparziali quando gli imputati sono presunti sostenitori dell'ex presidente Mohamed Morsi".

"Si tratta di un verdetto devastante per i tre uomini e le loro famiglie. Quando dei giornalisti vengono arrestati e giudicati terroristi solo per aver svolto il loro lavoro, è davvero una giornata nera per la libertà di stampa. Sono stati condannati solo perché alle autorità egiziane non è andato bene ciò che hanno detto" ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International, commentando le condanne in Egitto a 7 e 10 anni di carcere per tre giornalisti della emittente Al Jazeera. Amnesty chiede quindi l'immediata ed incondizionata scarcerazione di Peter Greste, Mohamed Fahmy e Baher Mohamed, denunciando come "oggi in Egitto chiunque osi sfidare la narrativa ufficiale è considerato un bersaglio legittimo". Un osservatore di Amnesty International al processo ha riscontrato numerose irregolarità e una lunga serie di inettitudini. Amnesty in una nota afferma infatti che "in 12 udienze, la pubblica accusa non è stata in grado di presentare una sola prova concreta che collegasse i giornalisti a un'organizzazione terrorista o che confermasse che gli imputati avessero 'falsificato' delle immagini televisive. - e ancora - La pubblica accusa ha ostacolato le richieste della difesa di riesaminare e contestare le prove a carico, dimostrandosi spesso impreparata e disorganizzata , spesso impegnata a esibire prove irrilevanti. Le testimonianze contro gli imputati ascoltate in aula sono apparse in contrasto con quelle rese precedentemente per iscritto. Nel corso dei contro-interrogatori, gli esperti hanno dichiarato di non essere in grado di confermare se i giornalisti di Al Jazeera avessero falsificato delle immagini o avessero portato con sé materiali non autorizzati".

Luther evidenzia: "Il processo è stato una vergogna totale. Mandare in prigione per anni questi uomini, dopo uno spettacolo grottesco di questo genere, rappresenta una parodia della giustizia. - aggiungendo - Il verdetto di oggi ci dice una volta di più che le autorità egiziane non si fermeranno di fronte a nulla nella loro spietata campagna contro coloro che mettono in discussione la narrativa ufficiale, a prescindere da quanto siano credibili le prove nei loro confronti". Il direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International conclude quindi sottolineando che "il sistema giudiziario egiziano ha più volte dimostrato di non voler o non saper celebrare processi equi e imparziali quando gli imputati sono presunti sostenitori dell'ex presidente (Mohamed Morsi, ndr). - chiarendo - Invece di mandare in carcere giornalisti e altre persone sospettate di costituire una minaccia, le autorità dovrebbero condurre indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza".

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