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Amnesty International: in Siria crimini di guerra e contro l'umanità

Amnesty International, appena tornata dalla Siria, diffonde un rapporto dove si denuncia che il regime sta compiendo crimini di guerra e contro l'umanità, invitando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a superare "l'impasse e agire concretamente".

Ciò che in molti ipotizzavano ora ha come prova un rapporto di 70 pagine stilato da Amnesty International , che denuncia come in Siria si stiano compiendo crimini di guerra e contro l'umanità, perpetrate nell'ambito di una politica di Stato destinata a compiere rappresaglie contro le comunità sospettate di sostenere l'opposizione, come spiega l'Ong.
Amnesty International è entrata in Siria, pur senza un'autorizzazione ufficiale da parte delle autorità locali, ed ha raccolto in 23 villaggi circa 200 testimonianze di familiari di persone uccise e arrestate, che hanno avuto case e proprietà ed ex detenuti.
Ad Amnesty International queste persone hanno riferito come i loro parenti (vecchi, giovani e anche bambini) fossero stati prelevati e uccisi dai soldati, e che in alcuni casi avevano dato fuoco ai cadaveri. Senza contare le torture e le sparizioni.
"Ovunque sia andata, ho incontrato persone stravolte che chiedevano perché il mondo stesse a guardare e non facesse nulla" spiega Donatella Rovera, di Amnesty International, da poco tornata dalla Siria, aggiungendo: "Questa mancanza d'azione da parte della comunità internazionale non fa che incoraggiare ulteriori violazioni. Poiché la situazione continua a peggiorare e il computo delle vittime civili sale di giorno in giorno, la comunità internazionale deve agire per porre fine alla spirale di violenza".
"Per oltre un anno il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esitato ad agire - continua la Rovera - mentre in Siria si sviluppava una crisi dei diritti umani. Ora deve superare l'impasse e agire concretamente per porre fine a queste violazioni e chiamare i responsabili a risponderne".
Amnesty International denuncia come per esempio ad Aleppo, la seconda città della Siria, in diverse occasioni nell'ultima settimana di maggio, "membri delle forze di sicurezza in uniforme e membri delle shabiha in abiti civili sparare proiettili letali contro dimostrazioni pacifiche, uccidendo e ferendo manifestanti e passanti, bambini inclusi".
Da quando sono iniziate le manifestazioni (febbraio 2011) che chiedono al regime siriano le riforme per creare uno Stato più democratico, Amnesty International "ha ricevuto i nomi di oltre 10.000 persone uccise, ma ritiene che il numero effettivo possa essere considerevolmente più alto", sottolinea sempre l'Ong.
Amnesty International promuove anche una raccolta firme per lanciare un "appello alla Russia", che insieme la Cina mantiene il veto per un possibile intervento della Nazioni Unite in Siria, mentre al Consiglio di sicurezza chiede di deferire la situazione della Siria al procuratore della Corte penale internazionale e di imporre un embargo sulle armi alla Siria, con l'obiettivo di fermare i trasferimenti al governo di Damasco.

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