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WWF: salvare l'Amazzonia e le 1200 nuove specie scoperte

Sono ormai anni che il WWF e non solo ripete che è essenziale salvare dalla distruzione il nostro "polmone verde", l'Amazzonia. Non solo per le nuove 1.200 specie scoperte in 10 anni ma perché la deforestazione potrebbe causare la fine dell'equilibrio climatico terrestre.

"Quest'anno, l'Anno della Biodiversità rappresenta una eccellente opportunità per i Capi di Stato per contribuire a proteggere ancora di più la biodiversità amazzonica, per garantire la sopravvivenza delle specie che vivono in queste aree e la continuità della fornitura dei beni e servizi ambientali dai quali tutti traiamo beneficio", spiega Yolanda Kakabadse, presidente del WWF International durante la conferenza stampa a Nagoya in Giappone, dove si sta svolgendo il vertice delle Nazioni Unite sulla Biodiversità. Il WWF diffonde per l'occasione il dossier "Amazzonia Viva" che evidenzia quanto la foresta amazzonica sia il polmone verde dell'intero pianeta e per questo si chiede ai delegati dei 193 Paesi presenti a Nagoya di inserire l'Amazzonia nella mappa mondiale dei luoghi prioritari per la conservazione.
Il report sottolinea come in Amazzonia siano state scoperte in 10 anni, per esempio, ben 1.200 nuove specie, che equivarebbe a dire una scoperta ogni 3 giorni, tra piante e animali. L'elenco sarebbe lunghissimo e vario, ma basta citare il Delfino rosa boliviano del Rio delle Amazzoni, che è sull'orlo dell'estinzione e una nuova specie di Anaconda, che si va ad aggiungere alle tre già conosciute e che dal 1936 si pensava non ne potessero esistere delle altre. Poi naturalmente vi è la scimmia Mico acariensis scoperta nel 2000 e naturalmente il pesce gatto cieco dal colore rosso brillante che abita nelle acque sotterranee dell'Amazzonia. A queste nuove 1200 specie bisogna poi aggiungere, come sottolinea sempre il WWF, che la foresta amazzonica ha la capacità di regolare l'intero clima globale visto che contenendo 90-140 miliardi di tonnellate di carbonio il rilascio, anche magari piccolo, di tale quantitativo potrebbe generare un innalzamento delle temperature di tutto il mondo e accelerare il cosiddetto riscaldamento globale.
Si calcola che negli ultimi 50 anni l'uomo è riuscito a distruggere oltre il 17% della foresta pluviale, un'area praticamente grande due volte l'intera Spagna. E questo principalmente per fare spazio ai pascoli e alle coltivazioni di soia e dei biocombustibili. Ma tutto questo non solo è ridicolo ma anche non più sostenibile perché la deforestazione della foresta amazzonica non solo rischia di uccidere migliaia di specie animali e vegetali, ma potrebbe causare la fine dell'equilibrio climatico terrestre. E in tal caso a non avere più un habitat in cui vivere sarebbe proprio l'essere umano.

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