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Alzheimer: vino (resveratrolo) e tè verde (EGCG) contro beta amiloide

Una nuova ricerca conferma che dei componenti del tè verde e del vino rosso potrebbero servire per contrastare le fasi degenerative della malattia di Alzheimer. Resveratrolo e EGCG, secondo i ricercatori, modificherebbero la "forma" degli "agganci" delle cellule nervose del cervello non permettendo alle proteina beta-amiloide di "attaccarsi" ad esse.

Continuano le ricerche per contrastare la malattia di Alzheimer anche ricorrendo all'infinito laboratorio farmaceutico che offre madre natura. Questa volta, accordandosi con precedenti ricerche, un articolo pubblicato sul Journal of Biological Chemistry segnala come il tè verde ed il vino rosso possano interrompere una "fase" dello sviluppo della malattia che provoca la demenza degenerativa invalidante. La ricerca capitanata da Nigel Hooper, della Facoltà di Scienze Biologiche dell'Università di Leeds afferma che, grazie agli estratti chimici purificati delle due gustose bevande, ovvero il resveratrolo per il vino rosso e l' EGCG nel tè verde, + stato in grado di fermare il degrado delle cellule nervose. Per chi avesse sentito già parlare del resveratrolo ma non dell' EGCG, quest'ultima è la sigla dell'epigallocatechina gallato che una stringata definizione di Wikipedia definisce "un antiossidante che aiuta a proteggere la cute dai danni prodotti dalle radiazioni UV (che) si trova in molti integratori alimentari". Nigel Hooper afferma che questa sua ricerca è un passo importante per comprendere il morbo di Alzheimer affermando come sia "un equivoco che l'Alzheimer sia parte naturale dell'invecchiamento, è una malattia che noi crediamo, in ultima analisi, possa essere curata attraverso la ricerca di nuovi rimedi farmacologici come questo".

Questa volta i ricercatori si sono concentrati sulla "forma" della proteina beta-amiloide che, semplificando al massimo, si "attacca" alla superficie delle cellule nervose (proteine prioniche) facendole funzionare male o addirittura portandole a morire. Come nelle precedenti ricerche, che avevano indagato sul vino rosso e sul tè verde e sul loro potere di "contrastare" le proteine amiloidi, i ricercatori del Journal of Biological Chemistry confermano che le proteine "cattive" non danneggerebbero le cellule nervose perché queste modificherebbero la loro forma. Semplificando le proteine amiloidi non riuscirebbero ad "attaccarsi" alle cellule nervose. Naturalmente anche questa ricerca è un mattoncino, e come tale va preso e considerato, sulla grande sfida di curare il morbo di Alzheimer. Ma è sicuramente sulla beta-amiloide, proteina che si accumula nel cervello dei malati di Alzheimer, che si concentra la ricerca. L'anno scorso fu brevettato ad esempio l'(1-11)E2 il vaccino sperimentale che "innesca" una risposta immunitaria contro questa proteina. Sperimentato l'anno passato sui topi sani è stato brevettato da due Istituti del CNR (l'Istituto di Genetica e Biofisica e l'Istituto di Biochimica delle proteine di Napoli) e pubblicato su "Immunology and Cell Biology". In questa ricerca, come sintetizzava la Federazione Italiana Alzheimer "la molecola consiste in una proteina chimerica ottenuta dalla fusione di un piccolo frammento di beta-amiloide unito con una proteina batterica".

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