le notizie che fanno testo, dal 2010

USB: se accordo Alitalia-Etihad produrrà sviluppo, esuberi siano zero

L'Unione sindacale di base critica l'accordo raggiunto tra Alitalia ed Etihad, che causerà almeno 2.200 licenziamenti, oltre che al taglio di aerei, linee e attività. L'Usb denuncia che la crisi di Alitalia "nasce dalla liberalizzazione risalente a 30 anni fa e dalla decisione a livello europeo di far sopravvivere nel vecchio continente soltanto tre grandi compagnie (tedesca, francese e inglese)" e sottolinea: "Se accordo Alitalia-Etihad produrrà sviluppo, allora esuberi siano pari a zero".

Gli almeno 2.200 licenziamenti in Alitalia, oltre al taglio di aerei, linee e attività "è il risultato di decenni di macroscopici errori manageriali, malagestione e malaffare sulla pelle dei lavoratori, sotto governi di centrodestra e centrosinistra, all'ombra di amministratori delegati di 'presunte' provate capacità o manifestamente incapaci, sotto il controllo pubblico o in mano ai privati" denuncia in una nota l'Unione sindacale di base, che ripercorre la storia della ormai ex compagnia di bandiera. "Tutto nasce dalla liberalizzazione risalente a 30 anni fa e dalla decisione a livello europeo di far sopravvivere nel vecchio continente soltanto tre grandi vettori: l'Alitalia non era tra questi. - ricorda l'USB - Negli anni successivi tra le compagnie aeree europee si sono così succedute una crisi dopo l'altra, chiusure di aziende, privatizzazioni, acquisizioni, nascita e rapida morte di piccole società, poi riassorbite dalle 'grandi' dopo aver rapinato mercato alle compagnie nazionali in difficoltà e ridotto all'osso il costo del lavoro. Tante di queste piccole compagnie si svilupparono e si trasformarono in quelle che comunemente vengono chiamate low-cost".

L'USB prosegue: "Rapidamente completarono la distruzione delle condizioni del lavoro, occuparono sempre più mercato utilizzando un sistema dove le regole diventavano sempre meno e sempre più disattese: un processo favorito e voluto dall'Unione europea in linea con l'obiettivo ormai dichiarato di far sopravvivere soltanto alcuni vettori, proprio come accadeva in altri settori produttivi trainanti. - evidenziando - Addirittura in alcuni Paesi, primo fra tutti l'Italia, le low-cost sfruttano anche sovvenzioni che arrivano da società che gestiscono gli aeroporti e che sono quasi sempre in mano pubblica". Il sindacato di base evidenzia quindi il "paradosso per il quale quell'Europa che favorisce lo sviluppo delle tre grandi compagnie (tedesca, francese e inglese), nega o concede con il contagocce aiuti statali o meglio investimenti pubblici alle altre compagnie determinandone il ridimensionamento, la vendita o la chiusura e al tempo stesso chiude tutti e due gli occhi sullo sviluppo insano delle low-cost, drogate da una finanza sempre più 'creativa' e da aiuti statali indiretti".

"E' in questo scenario che si consumano le crisi continue di Alitalia. - chiarisce l'USB - L'assoluta mancanza di volontà politica di trovare soluzioni strutturali, l'asservimento alle decisioni dell'Unione europea ed una gestione che spesso ha rasentato o superato l'illegalità, ha prodotto l'attuale risultato che vede una Compagnia aerea che era tra le prime al mondo diventare un cumulo di macerie". L'USB chiede quindi al governo di non stare a guardare inerte altri 2.500 licenziamenti, che andranno a sommarsi a quel quasi 30% di lavoratori del settore aereo in cassa integrazione, in mobilità o già licenziati nonostante anno dopo anno aumenti sia il traffico aereo che il numero di passeggeri. Il sindacato di base sottolinea che "se è vero" che l'alleanza Alitalia-Etihad "produrrà in tempi medi uno sviluppo più che significativo e che tale aumento di attività sarà in gran parte partecipato da Alitalia, allora si deve tener conto che il lavoro ha già pagato un prezzo enorme, che l'occupazione viene prima di tutto" e che quindi la vertenza dovrà chiudersi ad "esuberi zero".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: