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Algeria: strage di ostaggi. Mali: situazione umanitaria drammatica

Tra i motivi per cui un gruppo di terroristi islamici hanno preso degli ostaggi in un impianto estrattivo di gas in Algeria sembra esserci l'operazione francese iniziata la settimana scorsa a Mali, occupata dagli jihadisti. La Caritas Internationalis avvisa che "la situazione umanitaria è drammatica".

Ciò che sta accadendo in Algeria, dove degli ostaggi sono stati catturati da un gruppo di terroristi islamici in un impianto estrattivo di gas nel deserto (gestito dalla BP insieme alla compagnia petrolifera statale algerina, la Sonatrach, e alla compagnia norvegese Statoil), sembra essere strettamente legato all'operazione francese iniziata la settimana scorsa a Mali. Anche se i media francesi, citando fonti di sicurezza europee e americane, spiegano che l'attacco all'impianto estrattivo di Tigantourine, a pochi chilometri da In Amenas, sarebbe stato pianificato molto prima dell'intervento francese nel Mali, lo stesso presidente Francois Hollande ammette che "quanto accaduto in Algeria prova quanto fosse giusto intervenire lì". Secondo le forze di sicurezza algerine, invece, l'azione degli estremisti mirava a destabilizzare l'Algeria e a spingerla nel conflitto in corso in Mali. Altre fonti spiegano invece che i rapitori jihadisti chiedono la cessazione dell'operazione francese nel Mali. Purtroppo "la faccenda ha preso una piega drammatica" come ammette Hollande, commentando il blitz portato avanti dall'esercito algerino per cercare di liberare le persone nelle mani dei terroristi islamici, ma che avrebbe causato la morte di 35 ostaggi (tra cui 2 britannici, 2 giapponesi e un francese) oltre che di 15 miliziani, tra cui uno dei loro leader, Abou al Bara.

Il problema è che ci potrebbero essere ancora ostaggi trattenuti dai miliziani jihadisti, che l'amministrazione Obama si dice convinta siano guidati dalla longa manus di Al Qaeda. Per questo motivo, gli USA avrebbero fatto sorvolare sopra l'impianto algerino un drone, forse decollato (ma su questo punto non ci sono conferme) dalla base italiana di Sigonella. Ancora ostaggi dei rapitori potrebbero essere una trentina di cittadini britannici, tanto che il premier David Cameron, dopo il blitz non risolutivo e sanguinario, si è dimostrato "irritato" per non essere stato informato prima del governo algerino. "Siamo preoccupati per le notizie riguardanti la perdita di vite umane e condanniamo con forza l'attacco terroristico in Algeria. Abbiamo chiesto chiarimenti al governo algerino", spiega il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, dopo che Barack Obama e David Cameron hanno avuto un colloquio telefonico. Il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, esprimendo solidarietà agli alleati colpiti e ai familiari delle vittime, condanna con la "massima fermezza il vile atto di terrorismo", mentre Pier Luigi Bersani, commentando a Radio24 la situazione nel Mali, afferma: "Bisogna fermare formazioni jihadiste sanguinarie, i francesi sono intervenuti e non si può lasciare sola la Francia. Prodi, che è un pacifista e inviato ONU, dice che l'intervento ci vuole ed è tempo che UE riprenda il bandolo - chiarendo - In Italia non se ne parla perché abbiamo abbassato profilo in politica estera". Dopo la riunione straordinaria avuta con i colleghi dei Ventisette dedicata al conflitto in Mali, Giulio Terzi spiega che l'Italia offrirà all'esercito francese solo un "sostegno logistico" ma che da parte nostra "non sarà in nessun modo un intervento militare diretto". Intanto, l'Unione Europea ha dato il proprio ok ad una missione di addestramento dell'esercito del Mali, che dovrebbe partire da metà febbraio, con circa 200 istruttori, e dall'Italia potrebbero partire tra i 15 e 24 militari.

A fornire maggiori informazioni sulla situazione nel Mali è l'Agenzia Fides (Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie dal 1927) , che in una nota di ieri spiegava: "L'esercito francese ha schierato diverse decine di soldati nella capitale, Bamako, ufficialmente per garantire la sicurezza dei cittadini francesi che vi risiedono, ma di fatto assicurando il controllo della città". Don Edmond Dembele, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Mali, ammette infatti all'Agenzia Fides che "le popolazioni dei grandi centri urbani del nord del Mali abbandonati dai gruppi islamisti, stanno manifestando i primi segni di liberazione dal giogo islamista", sottolineando: "Gli abitanti delle città del nord hanno però paura, perché se è vero che gli jihadisti le hanno lasciate, si sa che una parte di questi si è mescolata alla popolazione, in attesa degli sviluppi militari. Si sa che per liberare definitivamente il nord occorre aspettare l'offensiva terrestre". Oggi, intanto, sempre l'Agenzia Fides comunica che "l'esercito maliano ha annunciato di aver preso il controllo totale di Konna, la città nel centro del Mali, la cui conquista da parte dei ribelli jihadisti ha provocato l'intervento militare francese la scorsa settimana".

La Fides specifica però che "nell'ovest del Paese, continuano le operazioni dell'esercito francese per riconquistare Diabali, caduta sotto il controllo degli jihadisti - informando - In queste ore sono giunti inoltre i primi militari della Missione di Sostegno al Mali (MISMA), la forza inviata dalla Comunità degli Stati dell'Africa Occidentale (CEDEAO). Si tratta di circa 250 militari nigeriani e togolesi. La MISMA dovrebbe arrivare a comprendere 3.000 soldati che avranno il compito di appoggiare le forze maliane per riconquistare il nord". Intanto, giunge anche l'appello della Caritas Internationalis, che per voce di Sua Ecc. Mons. Jean Zerbo, Arcivescovo di Bamako e Presidente di Caritas Mali, riferisce: "E' iniziato un nuovo periodo di sofferenza per la popolazione del Mali". Caritas Internazionalis stima che siano circa 400mila le persone fuggite dal nord del Mali e dalle zone dei combattimenti, per rifugiarsi nel sud o nei Paesi vicini, e alla Fides don Edmond Dembele precisa che "la situazione umanitaria già drammatica si è aggravata nell'ultima settimana con l'avvio dei combattimenti. Occorrono con urgenza aiuti internazionali". Per questo motivo, Mons. Zerbo lancia l'appello: "Accogliamo con gioia qualsiasi aiuto per aiutare il crescente numero di sfollati e rifugiati. Queste persone hanno bisogno di cibo, acqua potabile, kit per l'igiene personale, medicinali antimalarici ed altri materiali per far fronte alle necessità di base mentre la situazione sta peggiorando - ricordando - Siamo nella stagione fredda, ed è anche umido. Questo rende la situazione umanitaria ancora più complicata".

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